Campania

Omicidio durante faida a Marcianise, 5 ordinanze contro clan Belforte

Salvatore Belforte CASERTA. Gli agenti della Squadra Mobile di Caserta, agli ordini del vicequestore Rodolfo Ruperti, hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di cinque esponenti del clan Belforte di Marcianise.

Si tratta di Salvatore Belforte (nella foto in alto), 48 anni, capo dell’omonimo clan detto anche dei “Mazzacane”; Gennaro Buonanno, alias “Chiocchino, 49 anni; Pasquale Cirillo, detto “’O Pecuraro”, 37 anni; Felice Napolitano, detto “’O Capitone”, 45 anni; Francesco Zarrillo, detto “Sarocchia”, 40 anni. Tutti erano già detenuti, tranne Buonanno, ristretto agli arresti domiciliari.

I cinque devono rispondere di concorso in omicidio pluriaggravato, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare le attività dei clan camorristici “Belforte”, egemone a Marcianise, e “Natale” di Caivano (Napoli). Il provvedimento riguarda l’omicidio di Giovanbattista Tartaglione, esponente del clan Piccolo (detto anche dei “Quaqquaroni”), compiuto il 22 settembre del 1996 a Caivano.

Le indagini, supportate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Marino, esponente del gruppo Natale-Marino, che materialmente partecipò all’omicidio, Antonio Gerardi e Michele Froncillo, entrambi organici al clan Belforte, hanno fatto luce su uno dei più efferati delitti commessi nel corso della sanguinosa faida di camorra che contrappose nel corso degli anni ’90 i Belforte e i Piccolo per il predominio nelle attività illecite a Marcianise.

Gennaro Buonanno
Gennaro Buonanno
Pasquale
Cirillo
Francesco Zarrillo

Tartaglione fu assassinato, dopo crudeli sevizie, per aver partecipato a sua volta all’omicidio di Luchino Famiano, già appartenente al clan Perreca, alleato dei Piccolo, poi transitato nel gruppo vincente dei Belforte. Si era recato a Caivano da Salvatore Natale per acquistare della cocaina, ma fu attirato in una trappola. Accompagnato in un garage dove si sarebbe dovuto incontrare con Natale, Tartaglione fu aggredito e immobilizzato dai cinque arrestati e da altri esponenti dei clan Belforte e Natale-Verde, legati da un’alleanza per la comune passata appartenenza alla Nco (Nuova camorra organizzata) di Raffaele Cutolo. Tartaglione fu “incaprettato”, colpito con un tubo di ferro al capo fino a cagionarne lo sfondamento e successivamente trasportato nel cofano della sua auto nelle campagne di Caivano, località Sant’ Arcangelo, dove Salvatore Natale gli esplose contro diversi colpi di pistola. L’autovettura, con il corpo rinchiuso nel portabagagli, fu poi data alle fiamme.

Salvatore Belforte, nella sua qualità di esponente di vertice del clan, deve rispondere anche della partecipazione diretta e materiale alla esecuzione del delitto.

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