Orta di Atella

Alla ‘Stanzione’ parte il progetto “Vivere nella strada”

Arcangela Del Prete ORTA DI ATELLA. La scuola secondaria di primo grado “Stanzione” di Orta di Atella ha attivato in sede, nella sua prerogativa di “scuola polo”, il progetto “Vivere nella strada”, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione e curato dall’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, …

… la cui realizzazione si avvale della collaborazione, in qualità di esperti, del geometra Antonio Borrata e dell’architetto Maria Laurenza per lo studio e la tutela dell’ambiente e della viabilità. Referenti del progetto sono i docenti Francesco Amato, Paolo Vislino e Mariano Orefice.

Tale iniziativa è finalizzata a “…formare il cittadino europeo e del mondo come piccolo produttore di atti quotidiani positivi, che cresce nella consapevolezza della realtà che lo circonda…”. Proprio nell’ambito di questo indirizzo, l’Educazione Stradale costituisce, allo stesso tempo, obiettivo ed espressione della maturazione, nei giovani, di una coscienza civile. Destinatari sono in particolare: “…gli allievi delle classi quinte della Scuola Primaria, le classi seconde della Scuola Secondaria di primo grado e le classi quarte della Scuola Secondaria di secondo grado; con lo svolgimento di attività parallele per età all’interno di ciascuna scuola che costituiranno un unico percorso evolutivo, attuando, comunque, alcune parti in comune”.

I seminari e le attività sono state condotte dai seguenti soggetti territoriali: Il comandante dei vigili urbani dottor Biasiello, che ha compiuto una disamina delle difficoltà e dei problemi riferiti alla sicurezza stradale; La psicologa dottoressa Gianturco e il dottor M.G. Guarino referente dell’educazione stradale dell’Ufficio scolastico provinciale, che hanno trattato degli aspetti psicopedagogici dell’educazione stradale; il magistrato avvocato Merolla che ha preso in esame i valori di comportamento e gli aspetti giuridici relativi al codice della strada; il professor Rosati Tarulli che ha curato le attività laboratoriali, l’elaborazione delle modalità operative ed il cronogramma del progetto da attivare nella rete di scuola.

I prodotti ottenuti alla conclusione del progetto hanno riguardato le seguenti tematiche: per la scuola primaria di Orta di Atella: il comportamento del pedone sulla strada, il marciapiede, le strisce pedonali, il semaforo; per la scuola secondaria di primo grado “M. Stanzione” di Orta di Atella: statistiche e cause di incidentalità, il ciclomotore, l’uso del casco; per l’Istituto Comprensivo “V. Rocco” di Sant’Arpino: le norme del Codice della Strada,comportamento e senso di responsabilità, l’uso del casco, il ciclomotore, statistiche degli incidenti ecc.; per l’I.T.C. “Gallo” di Orta di Atella: le cause di incidenti, l’assicurazione, gli elementi del ciclomotore e loro uso, comportamenti alla guida del ciclomotore e uso del casco; per il Liceo Scientifico “E. Fermi” di Aversa: “Amare se stessi”; “Uso di sostanze alteranti”.

L’adesione a questo progetto è stata fortemente voluta dalla Dirigente Scolastica della scuola “Stanzione”, professoressa Arcangela Del Prete (nella foto), la quale, nel suo discorso di presentazione dei lavori, ha ricordato quanto numerose siano le giovani vittime di incidenti stradali solo nel territorio di Orta di Atella e come questi tragici eventi, ad uno dei quali lei stessa è stata testimone, si ripropongono quasi sempre con le stesse caratteristiche: mancanza del casco di protezione, velocità sostenuta, noncuranza per la segnaletica, assoluta inosservanza delle più elementari norme di sicurezza stradale fino all’uso di sostanze psicoattive.

“Bisogna insegnare ai giovani a volersi bene – afferma la dirigente – perché per vivere bene con gli altri è necessario, prima di ogni cosa, vivere bene con se stessi. Bisogna far capire che il rispetto per la propria incolumità è ben più importante dell’adesione a modelli di comportamento solo apparentemente trasgressivi ma in realtà stupidamente convenzionali e troppo spesso letali. Non bisogna dimenticare, però, che tali modelli sono tanto più efficaci perché calati in un contesto in cui la mancanza di rispetto delle regole di convivenza civile è un fatto generalizzato. E’ importante – ha aggiunto – non assumere, di fronte a questo stato di cose, un atteggiamento di rassegnazione e di chiusura nei propri interessi personali che danneggerebbe soprattutto i nostri figli, i nostri alunni, un’intera generazione, insomma, a cui sarà affidato il compito di realizzare domani una comunità migliore di quella che essi hanno ricevuto in eredità da noi. Si può certamente affermare che l’osservanza del codice della strada costituisce il metro con cui valutare il livello di civiltà raggiunto da una comunità, perché ne costituisce la manifestazione più immediata ed evidente.

Una volta, – ricorda la Dirigente – i ragazzi trascorrevano gran parte del loro tempo per strada; le strade costituivano i luoghi privilegiati di formazione e socializzazione perché chiunque si sentiva sicuro. Oggi la strada è diventata il luogo del pericolo e della devianza; i ragazzi socializzano in luoghi chiusi (case, palestre…) in situazioni rigide e controllate che mortificano la naturale spinta alla creatività e alla ricerca. Bisogna riappropriarsi di questo spazio così importante per la crescita e la socialità. E’ necessario che tutti – genitori, scuola, istituzioni cittadine – si facciano carico di favorire la maturazione nelle coscienze di un sentimento di compartecipazione alla vita comunitaria, farlo diventare un abito mentale capace di condizionare le scelte e i comportamenti in senso solidale. Questo obiettivo è sempre stato al centro degli interessi educativi della scuola Stanzione. E’ un percorso certamente difficile, reso ancor più tortuoso dal diffuso senso di sfiducia che, in quest’epoca, affligge un po’ tutti. Ma come educatori, abbiamo il dovere di non rinunciare mai a crederci, e credere significa agire attraverso l’esempio.

Ogni nostra azione educativa – conclude la dirigente Del Prete – deve essere sempre accompagnata dal nostro esempio che insegna più di mille parole. Per questo, il progetto ‘Vivere nella strada’ non può considerarsi concluso con la consegna dei lavori, ma si perpetua nei comportamenti sociali positivi di tutti coloro che hanno veramente a cuore la sicurezza e la serenità dei giovani”.

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