Maddaloni - Valle di Maddaloni

Attentato a vedova boss Amoroso, confermato arresto di Folgieri

Pietro FolgieriMADDALONI. I carabinieri del nucleo operativo di Maddaloni hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Pietro Folgieri, …

… attualmente detenuto a Bologna e già sottoposto a fermo d’indiziato di delitto il 18 marzo dai militari dello stesso reparto, mentre si trovava a Reggio Emilia.

I magistrati della Dda hanno esaminato le risultanze investigative dell’attività d’indagine dei carabinieri e hanno riscontrato l’esistenza di esigenze di custodia cautelare in carcere a carico sia del Folgieri che degli altri suoi tre complici, sottoposti ad analoga misura il 1 aprile mentre si trovavano reclusi a Santa Maria Capua Vetere e Pozzuoli.

I fatti sono gli stessi del 18 marzo. All’alba di quel giorno i carabinieri eseguivano il fermo di indiziato di delitto a carico di quattro giovani maddalonesi, ritenuti affiliati ad un clan camorristico emergente nella cittadina. Il provvedimento veniva emesso dalla Dda di Napoli. All’esito delle indagini svolte, i quattro giovani risultavano essere il mandante, gli organizzatori e l’esecutore materiale di un attentato dinamitardo avvenuto il 5 marzo a Maddaloni, in via Palladino, ai danni di Lucia Picillo, vedova del boss Angelo Amoroso, già arrestata dai carabinieri di Caserta quale appartenente ad un altro clan camorristico di Maddaloni. L’ordigno artigianale predisposto dai giovani era composto da tre bombe carta collegate tra loro, per un peso complessivo di 4,5 chilogrammi di esplosivo, a loro volta legate con nastro adesivo ad una bombola di gas da campeggio, del peso di 3,5 chilogrammi, che avrebbe dovuto amplificare ulteriormente gli effetti dell’esplosione. Se l’ordigno fosse esploso avrebbe potuto sventrare l’intero palazzo, dove vivono varie famiglie, e causare una vera e propria strage; fortunatamente, però, forse a causa della pioggia, o forse per l’imperizia del “bombarolo”, la miccia si spegneva e non avveniva l’esplosione.

Le indagini, che si sviluppavano con intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione, culminavano nel fermo a carico di Clemente Di Crescenzo, 33 anni, detto “Bocsic”; Angelo Esposito, 30, guardia giurata; la moglie Filomena Cristiano, 21, e Pietro Folgieri, 43, tutti maddalonesi. Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere di tipo camorristico finalizzata alla ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi ed esplosivi, alla strage, al tentato omicidio nei confronti di esponenti di un clan camorristico rivale, il tutto con l’aggravante del metodo mafioso.

I contrasti tra i due gruppi criminali sono da ricondurre in particolare alla gestione illecita del business dei videopoker e delle slot machines; un affare molto redditizio che in passato aveva causato l’omicidio di Angelo Amoroso, nonchè il più recente omicidio di Vincenzo Di Crescenzo, lo scorso gennaio. In effetti, la mancanza su Maddaloni di soggetti carismatici e di personalità camorristiche di spicco, ha fatto si che la pluralità dei soggetti che orbitavano intorno ad essi abbiano acquisito nel tempo posizioni più importanti, cercando di imporsi con le proprie bande criminali emergenti. Ciò ha generato scissioni e contrapposizioni tra varie frange e, di conseguenza, azioni forti di contrasto tendenti ad aggiudicarsi la supremazia nel territorio.

Dopo i numerosi recentissimi arresti da parte dei carabinieri di Caserta, i giovani pensavano forse di poter approfittare della situazione per allargare e consolidare i loro affari criminali ed il loro controllo del territorio, ma sono arrivate le manette anche ai loro polsi. I militari, intorno alle 5 del mattino, circondavano le abitazioni degli indagati Di Crescenzo, Esposito e Cristiano, in via Campolongo, e facevano irruzione all’interno per trarli in arresto. Folgieri invece veniva rintracciato in provincia di Reggio Emilia, a Castelnovo ne’ Monti, a casa di alcuni suoi parenti; infatti dopo il fallimento dell’attentato dinamitardo si era allontanato per paura di ritorsioni, sia da parte delle potenziali vittime che da parte dei committenti del lavoro, rimasti insoddisfatti. Ma i carabinieri di Maddaloni andavano a cercarlo fino a Reggio Emilia, e alle 5 scattavano le manette anche per lui.

Immagini degli arresti del 18 marzo 2009

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