Sparanise - Pignataro Maggiore - Francolise - Calvi Risorta

“Io e la mia famiglia salvati da un tedesco nel 1943”

 SPARANISE. Giuseppe Fusco, sparanisano di 73 anni, ci ha confidato il suo segreto: “Quel 22 ottobre del 1943, qualche minuto prima dell’eccidio di Via De Renzis, un tedesco mi salvò insieme a tutta la mia famiglia. Quello stesso tedesco che poi incredibilmente sterminò ben 24 civili, uomini, donne e bambini”.

Il segreto lo ha portato con se per molti anni ma ora non ce la fa più a trattenersi:

“Ricordo ancora con timore – spiega – quei tre tedeschi che andarono a mitragliare in Via De Renzis. Il capopattuglia, un austriaco, in fondo doveva essere buono perché salvò la mia famiglia dalla rappresaglia: me, mia madre Teresa Grella (che aveva 38 anni) e le mie tre sorelle (Pasqualina di 14 anni, Concetta di 11 e Vincenza di 5. Io allora avevo otto anni mentre mio padre era stato già deportato a Dachau. In quei giorni eravamo rinchiusi nel ricovero dei signori Colapietro in Piazzetta Ranucci, a sinistra dell’attuale palazzo Capanna. Poiché si diceva che a Santa Maria Capua Vetere i tedeschi se n’erano andati, mia madre pensò di portarci sfollati, a piedi, a Santa Maria. Senonché, potevano essere le due di pomeriggio, appena usciti da Piazzetta Ranucci, girando verso destra dove abitava un maniscalco, abbiamo incontrato la pattuglia tedesca che veniva dal trivio.

Si trovavano proprio davanti alla bottega del maniscalco Crisostamo Di Santo. Erano in tre: ci hanno fermati e ci hanno fatto mettere davanti al muro di questo Crisostamo. Poi improvvisamente i due tedeschi che erano pronti per sparare, hanno messo le mitragliette per terra, mentre il terzo, l’austriaco, discuteva e gridava. Sicuramente ci voleva risparmiare, perché eravamo quattro bambini e mia madre implorava. Dopo una discussione molto accesa, i due tedeschi hanno alzato i mitra e ci hanno ordinato di fermarci, di non camminare.

Loro, invece, sono scesi lungo via De Renzis. Poi, arrivati davanti al palazzo dove oggi abita il dottore Merola, poiché c’era una montagna di terra dovuta ai bombardamenti che avevano fatto crollare le case, loro sono saliti sul dosso e sono scomparsi dalla nostra vista. Ma dopo pochi minuti abbiamo sentito le raffiche di mitraglia: sparavano tutti quelli che incontravano lungo la strada. Erano quindi venuti per uccidere e noi eravamo stati salvati dal capo pattuglia. Il battibecco, infatti, è stato molto pesante e lui non voleva che ci ammazzassero.

Mentre sentivamo gli spari, ci siamo allontanati e siamo andati a piedi a Santa Maria. All’ingresso del paese, appena dopo l’arco romano, sulla destra c’erano due portoni aperti. Noi ci siamo infilati in un portone, ma due cannonate sono entrate nel portone e per poco non ci hanno presi. Allora, dopo avere trascorso la notte all’interno del cortile, mia madre pensò di portarci a Teano dalla sorella Angelina Grella. Il 24 ottobre perciò siamo partiti da Santa Maria e siamo arrivati a Teano dopo una giornata di cammino.

Intanto gli alleati bombardano Teano con otto bombe e noi stavamo rinchiusi nel giardino di mia zia. Allora, dopo otto giorni, mamma pensò che forse era meglio ritornare a casa nel ricovero. Qui ci dissero che le persone uccise erano 24 e che Capezzuto aveva rubato una borsa ai tedeschi. Probabilmente il 20 o il 21 ottobre.

I tedeschi infatti, girarono per il paese per una giornata intera, dicendo che la borsa non conteneva soldi ma documenti. Passavano con un sidecar. Io non ho visto il sidecar ma si sentiva un megafono. E poi anche la gente diceva che cercavano una borsa con documenti di guerra. Perciò i tedeschi in via De Renzis hanno ucciso per la borsa.

Hanno iniziato a sparare dalla Rinascente, dalla casa della maestra ‘Memena’, perché noi abbiamo sentito gli spari, dopo pochi minuti. E poi hanno continuato il rastrellamento fino alla casa di Capezzuto. I tedeschi lo cercavano.

E qualcuno diceva che lo hanno anche seguito e sparato nella cisterna, però lì c’erano cunicoli che solo lui conosceva e riuscì a scappare”.

inviato da Paolo Mesolella

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