Italia

Inchiesta “incarichi d’oro”, il pm rigetta l’archiviazione: nuove indagini

Letizia MorattiMILANO. Il Gip milanese Paolo Ielo ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dal pm Alfredo Robledo, ordinando nuovi indagini nell’ambito del processo degli “incarichi d’oro” al comune di Milano.

Nell’inchiesta sono coinvolti il sindaco di Milano Letizia Moratti che deve rispondere di abuso d’ufficio e l’ex direttore generale del comune Giampiero Borghini con la sua vice Rita Amabile che sono accusati di abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata. Il Gip ha dato al Pm tempo fino al 30 giugno prossimo per sentire testimoni e acquisire documenti. La vicenda risale al periodo tra luglio 2006 e febbraio 2007, con il numero degli incarichi triplicati e stipendi mensili dei neodirigenti da 14 mila euro. Al processo hanno testimoniato alcuni dipendenti del comune di Milano che hanno raccontato di essere stati contattati dai dirigenti e invitati ad andar in pensione per far posto a nuovi dipendenti e obbligati a dare risposta entro tre giorni.

Secondo il gip “il tutto sarebbe avvenuto con la prospettazione di modalità umilianti nella prosecuzione del rapporto di lavoro, con minacce -credibili per la fonte da cui promanavano. Modalità umilianti – scrive Ielo – che integrerebbero il delitto di violenza privata e non quello di concussione. L’indagine appare non essere sufficientemente approfondita in ordine al livello cui sono state prese le determinazioni per l’ottenimento delle risoluzioni consensuali. L’amministrazione comunale milanese – continua – non avrebbe dato la pubblicità, prevista dallo statuto municipale, alla possibilità di presentare domande per la selezione di nuovi dirigenti. Sarebbe, questa, una violazione di legge conclamata. Merita rilievo la circostanza che, incontestabilmente, la selezione dei dirigenti nominati è intervenuta senza la preventiva pubblicità richiesta dallo statuto, senza peraltro nessuna ricerca delle professionalità maggiormente adeguate alle funzioni da ricoprire, come il pur illegittimo regolamento richiederebbe con il risultato che ai cittadini del Comune di Milano – conclude – è stata preclusa la possibilità di accesso a funzioni poi assegnate a terzi”.

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