Italia

Fini: “Ddl su biotestamento non è da stato laico”

Gianfranco Fini ROMA. 50 minuti, interrotti da numerosi applausi, un abbraccio al termine con Silvio Berlusconi e l’ok di quest’ultimo a mettere subito mano alle riforme, quasi a voler smentire tutte le voci che li danno in contrasto.

Questo il bilancio dell’intervento di Gianfranco Fini nel secondo giorno del congresso fondativo del Pdl. “Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi”, ha affermato ironicamente il presidente della Camera, che ha così ringraziato il premier per le “chiare e generose” parole rivoltegli venerdì e per aver riconosciuto che “il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse”.

Poi ha rivolto una domanda ai seimila delegati presenti: “Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico”. E ha invitato il Pdl a discutere della questione poiché per le istituzioni “è obbligo essere laiche”. “La laicità – ha aggiunto – è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa”.

Così come il premier nel suo intervento di venerdì, anche Fini ha parlato della Costituzione, scandendo che “la seconda parte si deve cambiare”, altrimenti l’Italia “non potrà mai passare da crisalide a farfalla”. Sul referendum, ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l’auspicio di Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente “una accelerazione verso quel sistema”. “Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo – ha aggiunto – ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum”.

Anche sul tema dell’immigrazione ha invitato alla discussione, per indicare “nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana”. “Un ammalato, un bambino, – ha sottolineato, riferendosi implicitamente alla norma voluta dalla Lega che prevede la facoltà per i medici di denunciare i clandestini – sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati, altrimenti c’è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l’angolo”.

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