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Castellammare, degrado di “Via per Monte Faito”

Via per Monte FaitoCASTELLAMMARE DI STABIA. «Il degrado di “Via per Monte Faito” rappresenta l’ennesima occasione mancata, che questa sinistra napoletana ha regalato alla città di Castellammare di Stabia ed ai comuni limitrofi».

E’ quanto sostiene Antonio Sicignano, vicepresidente dei Circoli della Libertà della Campania e presidente del Circolo stabiese, con riferimento alla strada interna che, in pochi minuti, collega il comune di Castellammare con una delle più alte vette della catena dei Monti Lattari, il Faito.

 «Nella parte iniziale – spiega Sicignano – la strada è interrotta perché molti anni or sono, a seguito di forti piogge, crollò parte della carreggiata di un tornante. Tuttavia, è davvero vergognoso che, nonostante tale frana sia avvenuta molti anni fa, ancora oggi nessuno si è mai preoccupato di intervenire per rimuovere il problema. Eppure – aggiunge – stiamo parlando di una strada che, se recuperata, potrebbe costituire, una valida risorsa turistica. Infatti, mentre per raggiungere il Faito da Vico Equense ci vuole almeno 1 ora, percorrendo questa strada che si inerpica in una vegetazione stupenda ci si impiega appena 25 minuti. Inoltre, tale tragitto rappresenta anche un importante patrimonio naturalistico che non deve essere in alcun modo abbandonato. Dalla stessa, infatti, è visibile una cornice ambientale e paesaggistica che ci invidia tutta l’Italia».

 Ma i problemi non finiscono qua. «Allo stato attuale – aggiunge – su tutta la strada vi sono enormi pericoli che, se la si percorre in direzione inversa, ovvero scendendo da Faito in direzione di Castellammare, non sono adeguatamente segnalati. Trattasi di alberi volanti pronti a crollare, grossi massi al centro della carreggiata e piccoli smottamenti di terreno in prossimità delle curve».

«Recuperare “Via per Monte Faito” – conclude Sicignano – rappresenta un dovere per le istituzioni locali e provinciali. In nessun paese civile accade che una strada rimane chiusa per così tanto tempo, senza che alcun membro dei governi locali se ne preoccupi».

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