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Ditta “La Cattolica”, Magliocca querela Palmesano

Giorgio MaglioccaPIGNATARO. Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore, querela Enzo Palmesano sul presunto caso “la Cattolica”, ditta operante nel campo edile, ammessa, secondo il giornalista, nonostante sulla stessa pendesse una informativa antimafia negativa emessa dalla Prefettura di Caserta nel 2007.

Il tutto, sempre secondo il Palmesano, in violazione dell’art. 4 comma 3 del protocollo di legalità in materia di pubblici appalti firmato in Prefettura di Caserta il 20 febbraio 2008 dallo stesso sindaco Magliocca. “La notizia è infondata e diffamante – ha dichiarato il primo cittadino – la ditta Soc. Cop. La Cattolica è stata ammessa a partecipare alla gara per la riconversione dell’ex mercato coperto in centro polifunzionale indetta dall’ufficio tecnico nel novembre 2008 in quanto pochi mesi prima la Prefettura di Caserta trasmetteva al Comune di Pignataro Maggiore una nuova informativa questa volta positiva per la ditta in questione. Pertanto, l’impresa La Cattolica non poteva essere esclusa”. Il sindaco ha anche diffidato alcune testate giornalistiche a rettificare la notizia. “Da anni sono vittima di una persecuzione quasi maniacale del Palmesano che evidentemente vuole delegittimare l’azione anticamorra messa in atto dalla mia amministrazione comunale. Non è il primo caso che il giornalista in questione diffonde bufale come quella di cui sopra diffamando l’onorabilità e l’integrità morale di persone oneste”.

IL TESTO DELLA QUERELA

Al Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere

Al Prefetto di Caserta

Al Questore di Caserta

Al Comandate Provinciale dei Carabinieri di Caserta

Ai Consiglieri comunale di Pignataro Maggiore

Io sottoscritto Magliocca Giorgio, nato a Pignataro Maggiore il 7 aprile 1975 ed ivi residente alla via Pier Paolo Pasolini n. 3, a titolo personale e in qualità di sindaco del comune di Pignataro Maggiore, espongo quanto segue.

In data 19 febbraio 2008, con nota di cui al protocollo del comune di Pignataro Maggiore n. 1698 (Allegato n. 1), il signor Vincenzo Palmesano offendeva e oltraggiava l’onore, il decoro, la reputazione ed il prestigio, sia in senso oggettivo che in senso soggettivo, dell’Ufficio Tecnico Comunale del comune di Pignataro Maggiore e dei suoi organi elettivi.

Accusava, infatti, da una parte l’UTC del Comune di Pignataro Maggiore di non aver applicato l’art. 4 comma 3 del protocollo d’intesa per la legalità firmato dal sottoscritto in Prefettura di Caserta in data 20 febbraio 2008 ed approvato dalla giunta con delibera n. 28 del 28 febbraio 2008 (Allegato n. 2), e dall’altra gli organi elettivi (consiglieri comunali) di aver omesso di vigilare sull’applicazione di tale protocollo, violando evidentemente il diritto/dovere attribuito dal Decreto Legislativo 267/00 ai rappresentanti del popolo di controllare la gestione amministrativa.

Tali condotte penalmente illecite avrebbero avuto lo scopo, sempre secondo il Palmesano, di favorire un cartello di ditte in odore di camorra.

In particolare, l’UTC avrebbe ammesso a partecipare ad una gara per lavori di “recupero ex mercato coperto in centro polifunzionale”, importo 451.219,58 euro, una ditta, la Soc. Coop. “La Cattolica”, con sede legale in Casal di Principe, via Catania n. 28 (vedasi a tal proposito il verbale n. 1 del 29 gennaio 2009 – Allegato n. 3), nonostante la stessa, in data 26 settembre 2007, con nota protocollo n. 1522/12B.16/ANT/AREA 1^ della Prefettura di Caserta (Allegato n. 4), a seguito di richiesta dell’UTC, nota protocollo del comune di Pignataro Maggiore n. 8670 del 21 settembre 2007 (Allegato n. 5), fosse stata interdetta ad eseguire i lavori pubblici per conto delle amministrazioni locali a causa delle misure preclusive previste dall’art. 4 del D.Lgs. n. 490/94 e dall’art. 10 della L. 575/65.

Ciò, secondo il Palmesano, in violazione dell’art. 4, comma 3 del “Protocollo di legalità in materia di appalti” firmato dal sottoscritto in Prefettura il 20 febbraio 2008 e approvato con delibera di Giunta Comunale n. 28 del 28 febbraio 2008 che recita: “(…) la stazione appaltante non potrà ammettere alla partecipazione a gare di appalto l’impresa nei cui confronti siano stati emessi provvedimenti interdittivi, se conosciuti dall’amministrazione”.

Per il Palmesano, questa presunta violazione dell’UTC (non aver escluso la Soc. Coop. “La Cattolica”, nonostante avesse agli atti e quindi conoscesse il provvedimento interdittivo della Prefettura di Caserta), che si accompagna ad una mancata vigilanza da parte degli organi elettivi, “ha avuto l’effetto di contribuire alla determinazione della cosidetta soglia di anomalia della gara d’appalto; un meccanismo sofisticato che potrebbe essere stato falsato, di conseguenza, nell’ambito di un’operazione di cartello imprenditoriale o di connivenza camorristica, o di tutte e due, da parte delle varie ditte eventualmente collegate”.

In poche parole, il Palmesano, senza neppure troppi giri di parole, accusa l’UTC e gli organi elettivi di aver violato delle norme di legge e di regolamento con lo scopo specifico di favorire cartelli di ditte in odore di camorra.

Tanto è vero che chiede al Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere di procedere per i reati ravvisabili nella condotta esposta e, al Prefetto di Caserta, di valutare se esistano le condizioni per la nomina di una commissione d’accesso a carico dell’amministrazione comunale di Pignataro Maggiore “dove – scrive il Palmesano – vi sono preoccupanti e concreti segnali della pressione di un cartello imprenditoriale del clan dei casalesi sulle gare d’appalto”.

Quanto rappresentato dal Palmesano, invece, offende il decoro ed il prestigio del sottoscritto, dell’UTC e degli organi elettivi del comune di Pignataro Maggiore tanto più se si considera che l’amministrazione comunale da me rappresentata si è sempre contraddistinta nel tempo per aver contrastato la malavita organizzata.

Nel mio mandato da primo cittadino di Pignataro Maggiore annovero, infatti, molti atti di contrasto alla camorra:

· Il 26 luglio 2002, dopo poche settimane dalla mia elezione, emisi senza indugi e timori un’ordinanza, la numero 43, in cui disponevo la chiusura dei vani siti in via regina Elena di proprietà di Raffaele Lubrano, fratello di Vincenzo Lubrano, per mancanza dei requisiti igienico sanitari. Vani che fino ad allora erano serviti per ospitare extracomunitari, manovalanza della camorra stessa.

· Il 17 settembre 2002 emisi un’ordinanza, sempre nei confronti di Raffaele Lubrano, fratello di Vincenzo Lubrano, nella sua qualità di presidente del circolo privato CSNE con sede in Piazza Umberto I, con la quale disponevo la chiusura del circolo per motivi di carattere amministrativo. Nella sostanza tale ordinanza fu studiata a tavolino con le forze dell’ordine perché credevamo che in quel circolo si spacciasse droga e quant’altro.;

· Il 21 novembre 2002 sottoscrissi, insieme al rappresentante dell’Agenzia del Demanio, all’amministratore giudiziario e a dei rappresentanti della Guardia di Finanza il verbale di trasferimento al patrimonio indisponibile del comune di Pignataro Maggiore dei beni confiscati a Raffaele Ligato (protocollo n. 11211 del 21 novembre 2002) Lo stesso giorno firmai anche la consegna dei citati beni (protocollo del comune n. 11227 del 21 novembre 2002) all’associazione “onlus Mondotondo” per il raggiungimento di quelle finalità sociali indicate dalla stessa associazione con progetto presentato al comune in data 10 aprile 2002 (protocollo n. 3621).

· Il 9 gennaio 2003 firmai il verbale di consegna, insieme ad un rappresentante dell’Agenzia del Demanio e all’Amministratore Giudiziario dei beni confiscati a Simonelli Vincenzo.

· Il 28 gennaio 2003, emisi un’ordinanza di sfratto in danno dei detentori dei fondi confiscati alla sas Viticola Nuova di Nuvoletta Ciro & C. Grazie a questa ordinanza riuscimmo ad impossessarci dei beni dei Nuvoletta e attuare quei progetti di carattere sociale presentati dall’associazione “Icaro” a cui gli stessi sono stati affidati.

· Il 28 luglio 2003 firmai l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune dei cento moggi confiscati a Nuvoletta ai sensi della legge n. 575/1965. Su quei terreni, per mia espressa volontà sono stati posti dei grossi tabelloni in cui vi è scritto: “PROPRIETA’ DEL COMUNE DI PIGNATARO MAGGIORE – TERRENI CONFISCATI ALLA CAMORRA”. Altri si sarebbero ritenuti soddisfatti della sola presa in possesso dei terreni. La mia amministrazione, invece, volle dare un segnale forte e deciso alla camorra. Sempre nell’ambito di questa operazione di acquisizione voglio sottolineare la nota del comandante dei vigili urbani del comune di Pignataro datata 28 luglio 2003 con la quale il tenente Alberto Parente scrive che “nonostante le rimostranze degli affittuari e del loro avvocato Leuci che si opponeva allo sgombero dei 100 moggi, il sindaco Giorgio Magliocca, contattato telefonicamente, ha ribadito l’ordine di rimuovere le pompe che fino ad allora avevano ostacolato l’acquisizione di tali beni al patrimonio del comune”;

· Il 26 agosto 2003 ho firmato l’acquisizione della villa confiscata in danno di Ligato Raffaele per l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune ai sensi della legge n. 575/1965. E’ da ricordare che tale acquisizione fu possibile solo dopo una mia ordinanza di sgombero considerato che per tanti anni tale bene, nonostante fosse stato confiscato, era comunque rimasto nel possesso della famiglia Ligato. E mai nessuno (politici, amministratori, prefettura, agenzia del demanio) aveva fatto qualcosa per consegnarli alla comunità;

· Il 27 settembre 2003 è stato inaugurato il Centro Pilota per la formazione di giovani in agricoltura sui terreni confiscati alla malavita organizzata;

· Il 17 luglio 2004 è stata organizzata una manifestazione anticamorra alla presenza di tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine provinciale e del magistrato Massimo Russo della DDA di Palermo in commemorazione dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino;

· Dal 2005 al 2008 abbiamo ricevuto finanziamenti dalla Regione Campania e dal Ministero degli Interni per oltre 2 milioni di euro per la ristrutturazione degli immobili e per l’attivazione dei progetti stessi da realizzare;

· Il 20 febbraio 2008 ho firmato un protocollo per la legalità in materia di appalti pubblici per il contrasto alle infiltrazione nella pubblica amministrazione di ditte in odore di camorra;

· Dal 2006 al 2008 ho presentato varie denunce contro noti camorristi locali.

Ma, ritornando alle accuse infamanti del Palmesano bisogna dire che il comune di Pignataro Maggiore non ha mai violato il protocollo di legalità in materia di appalti pubblici. Né tantomeno ha mai subito pressioni o favorito ditte del “clan dei casalesi”.

Infatti, facendo riferimento al caso concreto sottoposto dal Palmesano, è necessario rammentare che la ditta in questione, la Soc. Coop.La Cattolica, con sede legale in Casal di Principe n. 28, non poteva essere esclusa dalla gara indetta in data 13 novembre 2008 con determina del responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale in reg. gen. N. 715 avente ad oggetto “lavori di recupero ex mercato coperto in centro polifunzionale”, importo di gara 451.219,59 euro.

In data 24 settembre 2008, infatti, la Prefettura di Caserta, con nota Prot. 1522/12.B.16/ANT/AREA 1^ (Allegato n. 6), facendo proprio riferimento alla nota del 21 settembre 2007, n. 8670 a seguito della quale aveva inizialmente interdetto la società in questione, comunica al responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale che “nei confronti della società “LA CATTOLICA SOCIETA’ COOPERATIVA” con sede in Casal di Principe (Ce) e di ___________ nato il _______ a Casal di Principe – Ce – (amministratore unico), allo stato degli accertamenti, non sussistono le cause interdittive di cui all’art. 4 del D.Lgs dell’8.8.1994 n. 490 e di cui all’art. 10 della legge 31 maggio 1965 n. 575.”.

L’accusa,pertanto del Palmesano è infondata e diffamante.

Per quanto esposto presento formale denuncia per tutti i reati che l’Autorità Giudiziaria ravviserà nei fatti suddescritti e chiedo la punizione del signor Palmesano Vincenzo.

Chiedo di essere informato di eventuali richieste di archiviazione. Fin da questo momento sia a titolo personale, sia in qualità di rappresentante legale del comune di Pignataro Maggiore, mi costituisco parte civile nel procedimento penale che ne scaturirà e mi riservo ogni azione di risarcimento.

Pignataro Maggiore li 21 febbraio 2009

Avv. Giorgio MAGLIOCCA

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