Campania

Il boss “Negus” ucciso dai clan Puca e Marrazzo: tre arresti

 

Francesco Verde (Negus)NAPOLI. I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno arrestato a Casandrino, in provincia di Napoli, tre uomini ritenuti i mandanti ed esecutori dell’omicidio del boss Francesco Verde, detto ‘O Negus, compiuto il 28 dicembre del 2007.

Si tratta di Pasquale Puca, detto “Pasqualino ‘o minorenne”, 45 anni; Vincenzo Marrazzo, detto “Enzuccio l’elettrauto”, 45 anni; Ferdinando Puca, 23 anni.

Auto Francesco VerdeVerde, 58 anni, capo dell’omonimo clan camorristico che opera nella zona di Sant’Antimo e nella periferia a nord di Napoli, fu vittima di un agguato assieme al nipote Mario Verde, di 32 anni, detto “’o Tipografo”, rimasto ferito. I due viaggiavano a bordo di una Nissan Micra, a Casandrino, in via Borsellino, quando all’improvviso venivano raggiunti da numerosi colpi d’arma da fuoco. Verde moriva poco dopo il ricovero all’ospedale “Moscati” di Aversa (Caserta), dove fu accompagnato dal nipote che, nonostante le ferite subite, riuscì a guidare fino al nosocomio. Il boss stava ritornando dal commissariato di Frattamaggiore (Napoli) dopo aver adempiuto all’obbligo di firma.

L’omicidio di Verde, secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla Dda di Napoli, rappresentò il frutto di un accordo tra i Marrazzo e i Puca,sia pervendetta che per porre fine alla concorrenza delle attività illecite nella zona di Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano.

L’agguato, infatti, avvenne ad un anno di distanza dal tentato omicidio, a Casandrino, il 30 dicembre 2006, di Antonio Marrazzo, fratello minore di Vincenzo, uno degli arrestati, ritenuto elemento di vertice dell’omonimo clan. All’epoca Vincenzo era detenuto e, in sua assenza, era proprio il fratello Antonio il reggente del sodalizio criminale. Inoltre, da parte dell’altro clan, quello dei Puca, c’era la volontà di eliminare il boss del sodalizio rivale per avere il predominio sul territorio. Due “esigenze” che facevano coalizzare, per l’occasione, i Marrazzo e i Puca, i quali utilizzavano per l’agguato al “Negus” elementi di entrambe le organizzazioni. I carabinieri, tramite rilievi balistici, hanno accertato la diretta partecipazione di Vincenzo Marrazzo al “gruppo di fuoco”, poiché lo stesso in quel periodo aveva ottenuto un permesso premio concessogli, in occasione delle feste natalizie, dalla casa di lavoro di Sulmona dove era ristretto e da cui, dopo essere rientrato, veniva trasferito in un’altra casa lavoro a Isili, in Sardegna, dalla quale riusciva ad evadere, per poi essere arrestato e, a distanza di alcuni mesi, riassegnato di nuovo ad una casa lavoro. Dei tre arrestati l’unico in libertà era Pasquale Puca, mentre per Ferdinando Puca, già in carcere per un’altra accusa riguardante possesso di armi, e Vincenzo Marrazzo le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate nei rispettivi luoghi di detenzione.

Il clan di “’O Negus” (titolo nobiliare che veniva attribuito ai re dell’Etiopia e che gli fu affibbiato per la sua carnagione scura) negli anni ’90 si contrappose alle famiglie dei Puca e dei Ranucci, una faida che provocò diversi omicidi, rievocando quella che vide affrontarsi la Nco (Nuova Camorra Organizzata) di Cutolo e la Nuova Famiglia a cui i Verde erano affiliati. Coinvolto in numerose inchieste su omicidi e traffico di stupefacenti, nel 1993, grazie ad un permesso premio, ‘O Negus si diede alla latitanza. Due anni dopo fu catturato alla periferia di Napoli e verso la fine dell’agosto 2007 tornò in libertà.

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