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Bollette Pazze e mancata convocazione del Consiglio Comunale

GiaquintoCAIAZZO. “Che squallore! Il rifiuto opposto dal Sindaco Giaquinto alla convocazione di un Consiglio Comunale ad hoc, richiesto dal gruppo “Caiazzo Città Viva”, sul problema delle “cartelle pazze”, merita qualche riflessione.

Anzitutto, sui tempi che l’Amministrazione Comunale si è presa per rispondere, speculando fino all’ultimo giorno utile. Insomma, si gioca di fioretto e di scaltrezza, in punta di regolamento, in barba alla viva apprensione di tanti concittadini. Verrebbe da dire che siamo di fronte ad una chiara ed incontrovertibile testimonianza della distanza fra questa Amministrazione e la cittadinanza.
Interessante appare anche una delle due le motivazioni a giustificazione del rifiuto, i “gravi motivi di ordine pubblico”. Per quanto a mia memoria, credo che sia la prima volta nella storia amministrativa di questa città che si adduca a pretesto questo tipo di motivazione, che offende ed infanga il senso civico dei suoi cittadini, come mai era accaduto prima.
“Che squallore”! E’ questo l’unico commento che mi sento di fare. C’è un altro aspetto che vorrei trattare. Fonti molto attendibili, mi avevano preannunciato che dagli accertamenti affidati alla Gosaf l’Amministrazione si aspettava grossi introiti, in quanto era consapevole dell’esistenza di grosse fasce di evasione, su cui aveva lasciato colpevolmente correre per anni e anni, con evidenti benefici elettorali. Da ciò ne discende che Giaquinto & company erano altrettanto ben consapevoli che a molti cittadini, meritatamente o no, sarebbero arrivate le classiche stangate. Allora mi chiedo: come mai un’Amministrazione degna di questo nome non si è preoccupata dell’impatto che avrebbe provocato, inserendo nel contratto di affidamento del servizio a detta Gosaf la possibilità della rateizzazione delle somme dovute? Le uniche risposte plausibili a questa domanda sono di una ovvietà elementare:
a) “il sindaco che c’è” è semplicemente una caricatura di se stesso;
b) non si poteva chiedere agli “amici” della Gosaf di disturbarsi così tanto.
Ai posteri l’ardua sentenza.

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