Trentola Ducenta

Il Comune parte civile contro Setola, ma dovrebbe andare oltre…

Giuseppe Setola in arrestoTRENTOLA DUCENTA. Gli alberi rabbrividiscono, al vento rigido di questi giorni. Da bambino erano i momenti delle rievocazioni e dei racconti intorno al camino, a parlare erano i reduci combattenti, che raccontavano i modi insoliti ed ingegnosi per la sopravvivenza.

Gli anni passano, e quelli che hanno pagato un duro conto, anche per la nostra per la libertà, ormai sono quasi tutti estinti. Oggi sono in tanti quelli che hanno preso il posto dei reduci e vantano uno scopo così generoso, “migliorare il territorio” dal cancro degli avvisi di reato, galera, ma soprattutto dagli emergenti così bravi nel far credere di essere in tanti, che ignorano il loro traguardo della vita, mettersi nei guai, finire in galera, o ancora peggio dentro un “cappotto di legno”. Uno spettacolo che diventa ogni giorno più orrendo con questi personaggi, niente discussioni, altrimenti scatta l’aggressione. Campo di battaglia resta ancora l’agro aversano, dove a vantaggio di qualcuno ci sono migliaia di umiliati. Cronisti disincantati, prelati, predicatori di professioni, ed anche politici, sempre in attesa del proprio turno, per salire in cattedra, dicono che vogliono preparare i ragazzi alla vita, che tristezza. Possibile che nessuno pensi seriamente a rimediare alla reputazione irreparabilmente offesa nella propria dignità? L’interesse delle forze dell’ordine, o degli organi giudiziari, c’è, però manca chi comunica con l’esempio. Le manifestazioni ormai servono solo a dare ulteriore importanza alla violenza. E alla prepotenza. Figurasi la presentazione di libri e saggi, che raccontano delle atrocità, un vero boomerang. Le reti Rai, giornali ed anche televisioni estere hanno portato la città di Trentola Ducenta ad avere un’immagine distorta per la presenza sul territorio del super latitante Setola. Gli abitanti non ci stanno, chiedono, alla pari di Palermo o altre città macchiate dalla delinquenza, di cancellare il triste precedente dalla memoria.

Ancora vivo l’appello del sindaco Nicola Pagano, dopo la fuga del latitante dalle fogne. Dai microfoni della Rai, Pagano, rivolgendosi anche agli abitanti, disse “Chi sa parli”. Ora Setola è assicurato alla giustizia. Rimbomba ancora l’appello del sindaco “Chi sa parli”. I cittadini replicano: “Chi sapeva non ha parlato e l’Amministrazione Comunale deve riappropriarsi del ruolo che gli appartiene, rappresentare la città, costituirsi parte civile non solo nei confronti di Setola ma di quanti hanno favorito la sua permanenza in città”. (inviato daFranco Musto)

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