Italia

Omicidio Sandri, un video ricostruisce la dinamica dell’episodio

Gabriele SandriUn video per ricostruire quello che accadde l’11 novembre del 2007 sull’area di servizio di badia al Pino, in provincia di Arezzo, dove morì il 28enne Gabriele Sandri. video

La simulazione, elaborata dai professor Domenico Compagnini e Paolo Russo, è alla base dell’imputazione di omicidio volontario contestata dal pm Giuseppe Ledda all’agente Luigi Spaccarotella. Il filmato, che è stato elaborato in base alle dichiarazioni di quattro testimoni che hanno assistito alla scena, inizia con la rissa scoppiata tra i cinque tifosi della Lazio e i tre della Juventus nello spiazzale dell’autogrill.

A questo punto arriva l’auto della polizia a sirene spiegate e, dalla carreggiata opposta, l’agente Spaccarotella, armato di pistola urla: “Fermi. Che fate..” e spara qualche colpo in aria. I ragazzi scappano e raggiungono la loro auto mentre il poliziotto li insegue dall’altra parte della carreggiata ma li dividono quattro corsie dell’autostrada. Spaccarotella ammonisce ancora: “Fermi. Dove andate..”, poi, da dietro alla grigli di metallo, impugna a due mani la sua calibro 9 e, mentre la Megane Scenic imbocca l’uscita dell’area di servizio, preme il grilletto. Il proiettile, deviato dalla griglia metallica, oltrepassa le corsie, rompe il vetro posteriore dell’auto e colpisce mortalmente la base del collo di Gabriele Sandri, seduto al centro sul sedile posteriore.

I legali del poliziotto, Francesco Molino e Giampiero Renzo, hanno presentato un secondo video per dimostrare che il loro assistito ha sparato accidentalmente e, quindi, non può essere accusato di omicidio volontario: “Spaccarotella ha sparato in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva uno juventino poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva”.

Michele Monaco, legale della famiglia Sandri, sostiene la tesi di omicidio volontario e contesta anche la ricostruzione per cui il colpo sarebbe stato deviato dalla rete: “Quattro testimoni affermano il contrario. La verità è che Spaccarotella mirò e sparò ad altezza d’uomo. Il proiettile semmai ha deviato per l’impatto con il vetro dell’auto. Se avesse colpito la rete sarebbero state trovate tracce di zinco lasciate dal rivestimento del proiettile. Ma non è avvenuto”.

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