Esteri

Gaza, Hamas accetta tregua ma chiede ritiro di Israele

Abu Mazen ed Ehud OlmertGAZA. Un portavoce della Jihad islamica ha riferito che Hamas concederà una settimana di tregua ed è pronto ad accettare il cessate il fuoco ma a patto che, nel giro di una settimana, l’esercito di Israele abbandoni la Striscia di Gaza.

Da parte sua, il governo israeliano afferma di non essere disponibile a questa soluzione, sottolineando che le truppe resteranno fino a che non sarà garantita la totale sicurezza per Israele e che potranno rispondere al fuoco in caso di attacchi da parte dei miliziani.

In ogni caso, la fine temporanea delle ostilità era durata poche ore: nella notte diversi razzi sono stati lanciati contro il territorio israeliano e, di conseguenza, l’aviazione dello Stato ebraico ha risposto colpendo alcuni obiettivi a nord della Striscia. Prima di questi nuovi scontri, in alcuni edifici crollati a Gaza, erano stati recuperati 95 cadaveri dalle macerie. Dall’inizio dell’operazione “Piombo Fuso” sarebbero 1300 le vittime palestinesi.

“Ci saranno certamente alcuni incidenti isolati. Ci vorranno due o tre giorni prima che tutto si fermi completamente e perché Hamas capisca che siamo in un nuovo scenario”, ha dichiarato alla radio militare Benyamin Ben Eliezer, ministro israeliano delle Infrastrutture e membro del gabinetto di sicurezza. Al di là di questo incidente, un portavoce militare aveva spiegato in precedenza che il cessate il fuoco proclamato unilateralmente da Israele è stato sostanzialmente rispettato anche da Hamas e che anche questa volta, al di là di piccoli screzi, “la situazione è calma”.

Ad ammettere che “la tregua è fragile” è lo stesso premier israeliano Ehud Olmert: “Stamane i palestinesi hanno di nuovo dimostrato che la tregua è fragile e che va riaggiustata minuto dopo minuto. Speriamo che il fuoco si fermi: se continua l’esercito risponderà. È pronto e preparato a farlo”.

Sull’altro fronte, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ritiene insufficiente il cessate il fuoco, che deve essere accompagnato dal ritiro delle forze israeliane.

Intanto, dal vertice per la pace a Sharm El Sheikh, patrocinato dall’Egitto e a cui prendono parte i leader di molti Paesi che hanno deciso di impegnarsi sul fronte diplomatico, i leader europei avanzano proposte. Il premier italiano Silvio Berlusconi afferma: “Bisogna operare con l’Unione Europea e la nuova amministrazione americana per uscire da questa crisi. L’Italia è pronta a fare un grande sforzo tangibile e tutto il suo dovere per risolvere questo problema”. Lo stesso Berlusconi ha poi sottolineato di aver dato il benestare affinché i carabinieri si possano unire a eventuali formazioni per il controllo dei valichi e che l’Italia è pronta anche ad un impegno marittimo.

Francia e Gran Bretagna sono per il ritiro da Gaza. Secondo il presidente francese, Nicolas Sarkozy, “non c’è necessita di rimanere a Gaza” perché questo “non offrirebbe nulla alla sicurezza di Israele ma minerebbe il potere del presidente palestinese Abu Mazen che noi appoggiamo in pieno perchè lui sostiene la pace. Ma non ci sará pace se Israele rimarrá a Gaza”. Anche il premier britannico Gordon Brown ha chiesto l’immediato ritiro dei soldati israeliani dall’enclave costiera e ai palestinesi di interrompere il lancio dei razzi contro Israele.

Dopo il vertice di Sharm, Berlusconi, Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel si trasferiranno in Israele per incontrare le autorità dello Stato ebraico.

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