Esteri

Gas, braccio di ferro Mosca-Kiev. Il tribunale ucraino blocca forniture russe

Un gasdottoMOSCA. Nell’ambito della disputa tra Russia e Ucraina su prezzi e debiti delle forniture di gas, interviene l’Unione Europea che ha programmato incontri con i rappresentanti della due nazioni.

La Gazprom, monopolista russo del gas, ha già tagliato dal primo gennaio all’Ucraina le forniture, tanto da destare preoccupazione di molti paesi europei che ricevono un quinto del loro gas dagli impianti che attraversano proprio l’Ucraina. Cali nelle forniture si sono registrati anche in Turchia, Croazia e Grecia. Piccoli cali in Ungheria, Romania, Polonia e Repubblica Ceca. Gazprom chiede all’Ucraina di pagare 450 dollari per mille metri cubi di gas, più del doppio di quanto Kiev è disposta a pagare.

La disputa, che bissa quella di tre anni fa, mette a dura prova i legami tra la Russia e l’Occidente, già segnati dalla guerra di Mosca in Georgia lo scorso agosto, e, assieme al conflitto in Medio Oriente, ha prodotto un rialzo dei prezzi del petrolio. L’atteggiamento ostile della Russia, secondo alcuni politici occidentali, sarebbe legato alla volontà dell’Ucraina di unirsi alla Nato.

Per quanto riguarda l’Italia, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha detto che “per ora non ci sono problemi”.

Intanto, il tribunale di Kiev ha ordinato di proibire il flusso del gas russo attraverso il territorio ucraino alle tariffe attualmente pagate dalla Russia per il transito del metano diretto all’Europa (1,6 dollari per 1000 metri cubi). Una ritorsione che difficilmente porterà alla chiusura totale dei rubinetti, ma che potrebbe comportare gravi conseguenze sulle tariffe, provocando un’impennata dei prezzi. Fra i primi Stati che potrebbero affrontare il problema c’è proprio l’Italia, quarto importatore al mondo di gas, che alimenta il 60 per cento delle abitazioni. La delibera del Tribunale di Kiev è giunta in seguito ad un’istanza avanzata nei giorni scorsi dal ministero dell’Energia, che chiedeva di invalidare l’accordo siglato l’anno scorso con Mosca e in vigore fino al 2010.

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