Caserta

L’Unione Europea indaga sui cementifici casertani

 CASERTA. Continua la manfrina sui controlli delle emissioni dei cementifici in una solita moscacieca demenziale. I dati delle centraline installate a San Clemente non si rinvengono, non si trovano, non risultano.

È una vecchia storia dal sapore sud americano o forse meglio casertano. “Mentre le centraline stesse sono state disattivate, sconnesse in maniera non chiara, – ha affermato Pasquale Costagliola, Presidente dell’Associazione Terra Nostra – l’Unione Europea, nella persona del Commissario all’ambiente Stavros Dimas, indaga sulla Moccia e Cementir. La notizia per certi versi è rassicurante perché rivela che i cittadini casertani non sono soli rispetto ad un potere multiforme, accomodante e corrotto che impera sulla nostra area regionale. L’Europa, che molte volte diventa una figura retorica, vuota e lontana – ha tenuto a precisare – questa volta è per noi una speranza. L’Ue si interessa delle cose di casa nostra, per una volta non misura il calibro dei ravanelli ma bada ai problemi veri. Anzi appare molto più cogente, preciso e puntuale l’interesse di Bruxelles per la nostra vivibilità rispetto all’atteggiamento di Caserta e Napoli. Le condizioni di degrado, di insalubrità e di insostenibilità ambientale passate sotto silenzio, nascoste, falsate in patria, vengono conclamate, denunciate e perseguite con procedure sanzionatorie addirittura in ambito comunitario. I dati – ha sottolineato Costagliola – che non risultano rilevati dall’Arpac, dall’Asl, le misure dell’inquinamento nascoste, preoccupano persone lontane mille chilometri dai nostri siti mentre i governanti nostrani, i sindaci, gli onorevoli, i presidenti della provincia, gli assessori, i dirigenti del genio civile, passano la mano o meglio reggono il moccolo ai potentati economici che traggono ricchezze dalle miserie e malattie che colpiscono la gente di Caserta”.

L’atto di accusa lanciato da Terra Nostra inchioda tutti coloro che hanno fatto di Caserta e della sua provincia una terra di conquista. Così un’altra strada si apre per chi resiste, quella di inserirsi in una procedura europea, sollecitarla, alimentarla affinché multe stratosferiche vengano applicate all’Italia.

“Possiamo e dobbiamo affermare il vero – ha aggiunto l’esponente ambientalista – denunciare gli abusi, sottolineare il malfatto. L’inerzia delle agenzie di controllo, della provincia, della giunta regionale, perché così milioni di euro siano appioppati come sanzione alla Campania ed in solido allo stato italiano. Una punizione esemplare, una minaccia grave in un contesto di crisi economica che non può prevedere certo grandi sviluppi per le produzioni cementiere. In una depressione generale non si capisce se il gioco valga la candela, il gioco di mantenere a spese delle casse statali un industria distruttiva per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Incalzeremo i nostri amici al parlamento europeo – ha sottolineato Costagliola – e ne cercheremo di altri, chiederemo appoggi a tutti, se occorre andremo da Stavros Dimas a dirgli dell’altro rispetto a quanto stanno rilevando le sue indagini. Aggiungeremo le nostre testimonianze, porteremo i nostri filmati, le prove. Scriveremo a Bruxelles – ha concluso – visto che Napoli è una baracca insignificante e Caserta vegeta nel nulla. Bandiremo la vergogna casertana a tutta l’Europa finchè non se ne andranno da San Clemente e Maddaloni”.

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