Sant’Arpino

Voto di scambio, indagine dopo denuncia di Di Santo

Savoia-Di SantoSANT’ARPINO. Il Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il dottor Chiaromonte, ha disposto un supplemento di indagini nei confronti dell’ex sindaco di Sant’Arpino, Giuseppe Savoia, e di alcuni esponenti della passata amministrazione comunale atellana per il reato di voto di scambio.

La vicenda prese il via a seguito di una denuncia-querela dell’attuale primo cittadino di Sant’Arpino, Eugenio Di Santo, che ad inizio anno sottopose all’attenzione della magistratura le vicende legate alla convocazione di alcuni giovani santarpinesi per colloqui finalizzati all’assunzione presso l’ormai disciolto Consorzio GeoEco e la MultiService EcoAtellana srl, di cui il Comune di Sant’Arpino è unico socio.

Dopo aver svolto le indagini di rito, il pubblico ministero chiamato a seguire il caso chiese l’archiviazione delle indagini, richiesta contro la quale il legale incaricato dal Di Santo di seguire la vicenda, l’avvocato Vincenzo Guida, propose opposizione sottolineando come “con la propria denuncia il Di Santo non lamentava la regolarità della procedura concorsuale ma il fatto che, attraverso tale bando di concorso, vi era stata apertamente una attività di voto di scambio”, chiedendo di svolgere nuove indagini, in particolare di ascoltare le persone che erano state destinatarie del telegramma di convocazione per sapere se effettivamente avevano ricevuto offerte.

Sciogliendo la riserva dopo la camera di consiglio svoltasi lo scorso 26 novembre, il dottor Chiaromonte ha dato ragione alle tesi sostenute dal giovane penalista motivando la propria decisione con la effettiva necessità di “constatare che le indagini svolte dal Pubblico Ministero si sono sin dall’origine orientate verso una verifica della regolarità della procedura di selezione che non formava oggetto della denuncia di tentativo di voto di scambio; fattispecie che potrà essere approfondita solo con la individuazione ed effettiva audizione delle persone che avrebbero ricevuto la convocazione per il bando di selezione. Per questi motivi letto l’articolo 409 del codice di procedura penale rigetta allo stato la richiesta di archiviazione e per l’effetto dispone la restituzione degli atti per svolgere le indagini suindicate e di quelle che all’esito di dovessero appalesarsi necessarie per approfondire i temi istruttori già indicati. Si fissa in tre mesi il termine per l’espletamento delle indagini suppletive suindicate”.

Dal canto proprio, il sindaco Di Santo sottolinea di “non aver mai nutrito dubbi sulla necessità di approfondire quanto da lui denunciato nella querela e di avere massima fiducia nella magistratura che sicuramente saprà fare chiarezza sull’intera vicenda”.

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