Italia

Eluana, giudice Lamanna: “Decreto già esecutivo”

Eluana EnglaroMILANO. Il caso di Eluana Englaro è chiuso secondo il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna.

Secondo il magistrato il decreto con cui, lo scorso luglio, Beppino Englaro era stato autorizzato all’interruzione dell’alimentazione artificiale della figlia, è validissimo: “Il decreto non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perché la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo”.

L’intervento di Lamanna è in risposta alle affermazioni del Ministro della Salute Maurizio Sacconi che, nella giornata di martedì, aveva inviato un atto di indirizzo a tutte le regioni in cui precisava l’illegalità dell’interruzione dell’alimentazione artificiale richiamando la Convenzione sui diritti delle persone disabili approvata dall’Onu il 13 dicembre 2008 e il parere del 30 settembre 2005 del Comitato nazionale di bioetica.

La ragazza, in coma vegetativo da 16 anni, dovrebbe essere trasferita nella clinica privata ‘Città di Udine’ dove un equipe specializzata si prenderà cura di lei per tutto il tempo che le resta, come ha sottolineato l’amministratore delegato della struttura sanitaria Claudio Riccobon: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della corte di Cassazione. Ci dobbiamo tutelare perché ora il problema è eminentemente giuridico, legislativo e politico. Ma noi siamo pronti. Una equipe di medici esterni, composta da 20-25 professionisti, è già organizzata per accogliere Eluana e per assisterla, in modo gratuito e volontario, nel distacco dell’alimentazione artificiale. Siamo una struttura privata, convenzionata con il Servizio sanitario regionale e nazionale e quindi dobbiamo essere molto sicuri di non incorrere in errori o, peggio, in violazioni di legge. Anzi noi – conclude l’ad – vogliamo agire nel pieno e totale rispetto delle sentenze, delle leggi e dei regolamenti”.

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