Caserta

Appaltopoli, spunta anche il nome di Porfidia

Americo PorfidiaCASERTA. Tra gli atti dell’inchiesta sugli appalti al Comune di Napoli spunta anche il nome del deputato casertano dell’Italia dei Valori e sindaco del comune di Recale, Americo Porfidia.

In un articolo de Il Sole 24ore, poi ripreso da Il Giornale e da altre testate, si riporta che nella stessa informativa dell’Antimafia che racconta dei favori che Cristiano Di Pietro (figlio di Antonio Di Pietro) chiedeva all’ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, e dei ricatti che quest’ultimo voleva fare nei confronti dello stesso Di Pietro Jr. per non farsi trasferire a Roma, emerge che Porfidia era indagato per camorra. Nei confronti del deputato casertano, si legge nell’informativa della Dia, sono stati effettuati accertamenti dai quali è emerso che presso la Squadra Mobile di Caserta (l’istruttoria è tuttora in corso) esiste un procedimento penale in carico alla Dda di Napoli, curato da Raffaele Cantone (da un anno è stato trasferito a Roma al massimario della Corte di Cassazione). La Dia cita un’informativa del 2005 che parla dell’ipotesi delittuosa di agevolazione all’associazione di stampo mafioso. Medico cardiologo, già consigliere regionale del Ccd, Porfidia è uno degli esponenti di spicco del partito di Di Pietro in Campania e durante la sua attività parlamentare si è spesso occupato di temi connessi alla criminalità organizzata.

Su “La Stampa”, Guido Ruotolo, riferendosi all’interesse dell’ex provveditore Mautone di restare a Napoli, riporta un’intercettazione telefonica proprio tra Mautone e Porfidia: “Mi devo rivolgere a Cristiano?”. “No – gli risponde Porfidia – il padre non lo tiene molto in considerazione il figlio”. Il provveditore: “Deve essere una posizione di voi politici a sostenermi. Noi abbiamo tante cose avviate insieme… come si fa. Poi è vero che è l’interesse mio, ma l’interesse è di tutti”. Mautone, poi, fu comunque trasferito a Roma.

Su “Il Tempo”, il giornalista e opinionista di Annozero, Marco Travaglio, oggi intervistato da Silvia Santarelli, difende Di Pietro ma gli consiglia maggiore attenzione e, sul caso di Porfidia, commenta: “Quando è stato candidato Porfidia non era ancora indagato. Certo è colpa grave che Di Pietro sapesse così poco di lui. Però, penso che a Napoli si volevano fare affari con il condannato Alfredo Romeo, e a Firenze con il pluricondannato Salvatore Ligresti. Ecco, di loro si sa tutto e penso che gli amministratori del centrosinistra dovevano tenersene assolutamente alla larga, e invece… Americo Porfidia è un’altra storia, non è certo un big della politica. Sinceramente, finora era un totale sconosciuto pure per me”.

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