Orta di Atella

“I paesoni e la puzza hanno cancellato la nostra terra”

Padre Maurizio PatricielloORTA DI ATELLA. Attraverso un volantino, Padre Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo di Caivano, esterna tutto il proprio malessere sul problema della puzza con cui convivono circa 200mila cittadini della zona atellana e del napoletano.

NOSTALGIE D’AUTUNNO

Sono triste.
Penso ai nostri paesi e alla nostra gente. Penso ai giovni che vanno sostituendo,man mano che passa il tempo, coloro che li precedettero. Vedo cadere sotto i colpi di piccone le vecchie case sostituite da palazzoni di opinabile gusto architettonico. Mi accorgo che la memoria storica si va spegnendo a distanza di pochi decenni niente, o quasi, rimane della vecchia società contadina che aveva intriso di sé la vita dei nostri vecchi ed anche la nostra, che proprio vecchi ancora non siamo. Tanti termini del nostro vernacolo ormai incomprensibile alle giovani generazioni. Si cambia. Si deve cambiare. Non si può rimanere ancorati alle nostalgie del passato. È giusto, deve essere così. Vorremmo però che si cambiasse in meglio e invece… vediamo campagne smembrate, violentate per fare spazio a tonnellate di cemento;mentre da piccole industrie si sprigiona un lezzo, un puzzo, un fetore che ammorba e intristisce la vita di migliaia di persone.
La tristezza più grande mi viene, però, dal constatare che di fronte all’interesse privato, tanta gente si beffa del bene comune. La cosa è molto strana. Mi chiedo:” possibile che la mente di tanti miei fratelli in umanità sia così annebbiata da non comprendere che a poco serve possedere palazzi e ville se poi ci viene tolta l’aria per respirare?” Il Vangelo mi viene in aiuto e mi ricorda che l’amore per il denaro è capace di questo e di altro ancora.
Confesso: mi sono svegliato da un sonno.
Rivado con la memoria agli autunni di non molti anni fa. Che aromi, che profumi di uva, di mosto di vendemmia per le nostre strade. Le campagne erano un trionfo di odori che andavano dal verde scuro al marrone passando per una infinità di sfumature. Passeggiare per i viottoli e respirare a pieni polmoni questi aromi –anche se i terreni non erano tuoi- bastava a ridarti gioia, fiducia e quella malinconia di chissà che cosa che ti faceva sentire abitante del mondo e del tempo.
“Mamma questa di ottobre così gaia giornata, sembra di una primavera ultima…Mamma oggi si spilla il vino e si ripone il granoturco. A noi il buon Signore nulla di queste cose diede, pur siamo lieti…”. Da piccolo avevo imparato questa poesia autunnale e sempre la ripetevo incontrando i carretti tornare dai campi carichi di ogni ben di Dio. Anche se nulla mi apparteneva- mai sono stato proprietario di niente- anch’io ero lieto. Lieto della mia terra, della mia gente e della sua onestà.
Avevamo poco, ma possedevamo tanto, perché i colori, gli odori, non si comprano, non sono proprietà privata. Sono beni comune, beni di tutti. Pur non essendo i proprietari delle vigne, a nessuno era impedito di goderne la bellezza e la freschezza.
Addio, dunque, cari, vecchi sapori;cari vecchi odori.
Non è la nostalgia, però, che mi rende triste. Non ho paura della modernità. Mi chiedo solamente cosa abbiamo sostituito alle antiche bellezze. Che cosa ha preso il posto di questo mondo che abbiamo smantellato con tanta superficialità e dabbenaggine. Ebbene la risposta a questa domanda è sotto gli occhi di tutti. Niente è più nostro. Siamo diventati poveri per davvero. Ci è stato tolto molto, e in questo commercio ci abbiamo rimesso tutti, compresi coloro che con questi scempi si sono arricchiti a dismisura. Qualche ingenuo danaroso si consola partendo per le vacanze diverse volte l’anno. Ma è una magra consolazione. Per quanto si può essere ricchi, non lo si è mai abbastanza da permettersi una vacanza eterna. E poi con quale coraggio si mette in salvo la pelle propria lasciando marcire la salute altrui, magari quella di parenti e amici?
Siamo diventati poveri perché al bello di un ambiente agricolo si è sostituito il brutto di paesoni senza inizi e senza fine, che delle città hanno solo il numero degli abitanti; i profumi, gli aromi delle campagne hanno invece lasciato il posto a una puzza che è una vergogna per chi la produce, per chi ha lasciato che fosse prodotta e per chi, come noi, ne diventa l’infelice destinatario, magari tacendo, rassegnato e impaurito.
Qualcuno, evidentemente imbarazzato per qualche responsabilità che ha nell’aver permesso codesti scempi, vorrebbe consolarci dicendo che “in fondo la puzza non fa male, non è cancerogena”. Roba da matti. Capite? È come se, dopo avere dipinto di nero tutti i palazzi, le case, le chiese e i pochi alberi che ci restano, costui dicesse che “la salute non ne risentirà”. Roba da folli, signori, se fosse una barzelletta, neanche farebbe ridere, tanto è stupida e di cattivo gusto. Ma poiché è la sacrosanta verità, occorre svegliarsi perché la realtà è più triste di quanto possa apparire.
Padre Maurizio Patriciello

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