Italia

Non si può morire a scuola

Il crollo al Liceo di RivoliIl premier l’ha considerata una “fatalità”. Altri l’hanno definita una morte per “cause naturali”. Per altri si è trattato di un “evento straordinario”.

La verità è che non si può morire a scuola. Non ci può essere giustificazione alcuna per la tragedia del liceo scientifico “Darwin” di Rivoli, dove un giovane muore per il crollo del soffitto e molti suoi compagni rimangono feriti anche in modo grave. Non si può dare la colpa al vento che in quel momento è soffiato più forte del solito per giustificare un cedimento strutturale dell’edificio causando il crollo del soffitto dell’aula della quarta liceo. La perizia consentirà di accertare le cause vere di questa tragedia, ma nel frattempo resta l’interrogativo angoscioso: si può morire a scuola, dove i nostri giovani, oltre all’istruzione, hanno diritto di trovare sicurezza e accoglienza?

Quattro anni fa, nelle rilevazioni del ministero dell’Istruzione sullo stato dell’edilizia scolastica, più del 40% degli edifici scolastici italiani risultava privo di certificato di agibilità statica. In provincia di Torino, dove c’è stata la tragedia ne era privo il 30%. Le condizioni dovrebbero essere state modificate in meglio, ma certamente un gap così elevato non lo si annulla in poco tempo.

La mancata certificazione non è questione burocratica derivante da ritardi amministrativi o procedurali. Nella maggior parte dei casi si tratta di mancanza dei requisiti per richiedere e ottenere l’agibilità da parte dei vigili del fuoco. Ciò non toglie che i tecnici dell’Amministrazione Provinciale che provvedono al controllo e alla manutenzione degli edifici non debbano mettere in atto i controlli e gli interventi per la messa in sicurezza degli edifici.

Dai dati sui conti consuntivi delle Province e dei Comuni italiani registrati dal servizio di Finanza locale del Ministero degli Interni, l’Amministrazione Provinciale di Torino risultava al 41° posto tra le province italiane per la percentuale di impegni di spesa in conto capitale per gli istituti di istruzione (16,6%), in rapporto agli impegni di spesa complessivi. Nel 2005 la percentuale di impegni di spesa sempre in conto capitale era al 10,6% del totale della spesa per ridursi al 9,2% nel 2006. Ciò significa che il problema è stato, anno dopo anno, ridimensionato. Ciò potrebbe far pensare che gli investimenti diminuivano perché i problemi strutturali venivano affrontati e risolti. Ma, considerato quanto accaduto e i dati riguardanti la situazione dell’edilizia scolastica, il ridimensionamento della spesa appare quanto meno ingiustificato.

Talescenariodeve far riflettere tutti i governanti, a partire da quelli nazionali per finire a quanti gestiscono gli Enti locali. Investire e rendere sicure le scuole italiane deve essere un impegno preciso da parte di chiunque. Da ciò deve iniziare il discorso per migliorare la scuola.

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