Gricignano

Gli Americani se ne vanno, colpa dell’acqua

AmericaniGRICIGNANO. Da qualche settimana non si parla d’altro: “Gli Americani se ne vanno”. Sembra d’esser tornati indietro di 60 anni, al periodo dello sbarco in Sicilia e della risalita verso Roma, a scacciare l’occupazione nazifascista. Erano ospitati nelle case private.

Ed ora se ne vanno. Tornano alla base. Quella militare di Gricignano (in provincia di Caserta). E nelle città, nei consigli comunali, nelle sedi Asl non si parla d’altro. Mancano solo i cartelli: “Yankee, come back home (my home)”.

I FATTI. Lo scorso 13 novembre le agenzie di stampa regionali e nazionali battono la seguente notizia: “Il Comando della Marina Militare statunitense di Napoli ha annunciato l’istituzione di una moratoria temporanea per i nuovi contratti di locazione nelle zone di Arzano, Casal di Principe, Marcianise e Villa Literno” (AgoravoxItalia 14 novembre: http://www.agoravox.it/Acque-e-poll). La decisione è stata presa dopo che in 14 abitazioni di Casal di Principe, occupate da personale americano, sarebbe stata riscontrata la presenza di acqua del rubinetto inquinata. Non è la prima volta. Già nei mesi scorsi ci furono casi (isolati) nel casertano. E proprio da quei casi, la Marina Usa avrebbe preso spunto per approfondire le analisi.

LE CONSEGUENZE. Una volta verificato che non si trattava di casi isolati, la zona è stata dichiarata “off limit” per i militari made in Usa, invitati a non prendere più in affitto case nella zona a ridosso delle province di Napoli e Caserta. Un danno economico impressionante per le famiglie che di questi fitti avevano fatto una integrazione agli stipendi, spesso ben superiore agli stipendi stessi. Ogni appartamento fittato agli Americani arriva a fruttare ben oltre 1500 euro. E nel solo Comune di Casal di Principe ci sono circa 200 famiglie Usa, che ora potrebbero traslocare, provocando un mancato introito per svariate centinaia di migliaia di euro.

REAZIONI. Così, appena due giorni dopo, in un’intervista pubblicata nelle pagine casertane del Mattino (il 15 novembre), i sindaci di Casal di Principe e Marcianise si affrettano a precisare: la nostra acqua è pulita, lo dice l’Asl. “L’acqua della condotta idrica di Marcianise è potabile – dice al giornalista il sindaco Pasquale Fecondo – perché gli Americani non mostrano i dati in loro possesso se ne hanno?”. Addirittura il quotidiano parla di autogol Usa, visto che in quel territorio c’è uno stabilimento della Coca Cola che rifornisce mezza Italia.

LA MANCANZA. Nessuno – tranne, en passant, un ex assessore -fa notare però il nodo fondamentale della vicenda: a Marcianise, come a Casal di Principe e Villa Literno, numerose abitazioni non sono provviste di allaccio alla conduttura idrica ma si servono attraverso pozzi artesiani. Pescano cioè l’acqua a 10, 20 o 50 metri di profondità, sotto terra. Quella stessa terra – siamo nel triangolo dei fuochi, nel regno delle ecomafie – dove in estate ogni notte viene bruciata una discarica abusiva, dove sono stati sversati liquami tossici e dove, solo per citare la recente emergenza, i rifiuti solidi urbani, misti a batterie di automobili e frigoriferi, sono rimasti in strada per settimane, facendo scivolare in falda il percolato.

I FONDI. Solo negli ultimi giorni qualcuno è sceso a più miti consigli. “Chiederemo alla Regione Campania un finanziamento da un milione e 250mila euro per il completamento della rete idrica”, ha dichiarato al Corriere di Caserta (23 novembre) il consigliere provinciale Sebastiano Ferraro, che poi ha aggiunto: “Chiederemo un incontro alle autorità Usa per capire come stanno le cose”. Insomma: i militari americani devono spiegare agli enti locali italiani “come stanno le cose”, come se nessuno sapesse che, da decenni, migliaia di cittadini si lavano i denti, sciacquano l’insalata e lessano gli spaghetti con acqua potenzialmente tossica.

MADE IN USA. Ma poco male. Perlomeno ora c’è la prospettiva che qualcosa si possa davvero muovere. A Villa Literno sono già partiti i lavori per la rete idrica: in realtà erano programmati da tempo, ma la coincidenza con la denuncia Usa è troppo succosa per ignorarla. Negli altri Comuni se ne parlerà a breve. Così, dove non hanno potuto anni di proteste ambientaliste e i dati sugli alti tassi di patologie tumorali, possono i militari americani. In Campania avranno una rete idrica Made in Usa. E chissà che dal rubinetto non esca la Coca Cola di Marcianise.


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