Caserta

Comune-Sace: udienza alla Corte dei Conti

Municipio di CasertaCASERTA. Comune e Sace, c’è l’udienza davanti ai giudici napoletania carico di sindaci, amministratori e funzionari pubblici.

La cattiva gestione dei servizi e dei contratti per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani sarà motivo di un udienza davanti alla sezione regionale della Corte dei Conti per il prossimo 18 novembre. Acclarato oramai che il tribunale di Santa Maria Capua Vetere non ha condannato nessuno degli indagati poiché i fatti si riferiscono dal 1996 al 2004 e quindi in linea di massima già chiusi da atti di conclusioni indagini e di prescrizione, adesso il casodelle fatture maggiorate pagate da due diverse amministrazioni del comune di Caserta alla società Sace, operante nel servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, viene ripreso dai i giudici napoletani che in ogni caso dovranno decidere se dichiararli colpevoli o innocenti.

La vicenda riguarda i contratti stilati dall’amministrazione comunale di Caserta dagli anni al 1996 al 2004. Il Procuratore regionale della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, in un passaggio della relazione svolta sull’attività della sezione campana qualche anno fa, non manca di sottolineare quanto accaduto nel capoluogo di Terra di Lavoro. «Particolare rilevanza, – disse – spesso anche in dipendenza di lodi e sentenze, vanno assumendo gli episodi di cattiva gestione dei contratti per la raccolta di rifiuti solidi urbani. Tra i casi più in evidenza, v’è quello del contratto di raccolta dei rifiuti stipulato e gestito dal Comune di Caserta ove, anche a seguito di una scrupolosa indagine della Guardia di Finanza, è emerso un danno per le finanze comunali di oltre 40 milioni di euro a seguito di erogazioni ed elargizioni ritenute non dovute alla ditta appaltatrice del servizio. L’atto di citazione è già stato notificato ai presunti responsabili ed è stata fissata, nel 2004, la relativa udienza di discussione».

Il caso si riferisce alle lunghe e complesse indagini eseguite dai finanzieri del Nucleo Regionale di polizia tributaria Campania che quattro anni fa segnalarono alla Procura Regionale della Corte dei Conti, il pagamento da parte di due diverse amministrazioni comunali, di somme non dovute (per 40 milioni di euro) alla Sace società appaltatrice del servizio di smaltimento dei rifiuti. Per le fiamme gialle sarebbero responsabili non soltanto alcuni amministratori dell’attuale e precedente amministrazione ma anche i vertici della Sace per aver cagionato, anche con comportamenti fraudolenti, un danno pubblico di rilevantissimo importo. Quei 40 milioni di euro, dice la Guardia di Finanza, dovranno essere risarciti allo Stato da quanti, materialmente, consentirono il pagamento del surplus alla Sace.ra gli indagati vi sono anche l’ex sindaco Aldo Bulzoni e quello attuale Luigi Falco; gli assessori all’ecologia che si sono succeduti dal 1996 a oggi Gerardo Di Vece, Attilio Romano, i funzionari comunali che autorizzarono la spesa (Bruno Mariano, Marcello Iovino, Nando Sibillo, Alfredo Messore ma anche l’assessore all’ecologia Giuseppe Messina. Quest’ultimo, che addirittura in tempi non sospetti diede la colpa all’ex sindaco Giuseppe Gasparin, ma anche ai due sindaci,il professor Aldo Bulzoni, persona a cui molti cittadini casertani hanno dato solidarietà e dulcis in fundo a anche a Gigi Falco. Tutti e tre sono stati prosciolti da ogni accusa penale. Significativo il passaggio di Messinain una lettera.

“L’appalto per il servizio di igiene urbana della città di Caserta: un disastro annunciato. Venuto alla luce con la giunta Gasparin, continuato dal commissario di governo e voluto dal sindaco Bulzoni, l’appalto del servizio di igiene urbana è sorto senza garanzie amministrativamente e giuridicamente valide per la città. Il Capitolato Speciale d’Appalto, infatti, è carente in modo particolare per quanto concerne sia la parte relativa ai controlli, sia all’organizzazione. Con queste regole è stato del tutto impossibile incidere per correggere le distorsioni che spingono un privato quasi “naturalmente, quando esegue un appalto pubblico. Oggi, dopo la pesante eredità lasciata da Falco, che ha per otto anni abbandonato a se stesso tutto il settore dell’igiene urbana affidato alla buona volontà di semplici dipendenti la gestione dell’appalto più oneroso della città (oltre 7,5 milioni di euro l’anno!), incredibilmente si pretenderebbe un’ulteriore proroga, la prima delle quali già ottenuta con un autentico “miracolo” prefettizio con la quale la Sace ha potuto postergare fino ad agosto scorso un contratto ormai morto e sepolto già nel dicembre 2005. L‘eredità che lascia l’ingegner Pagano anche su questo fronte è a dir poco allarmante e il rapporto fiduciario con la P.A. è venuto da tempo meno”.

L’appalto, che veniva aggiudicato alla società Sace e che comprendeva anche un servizio di pulizia degli uffici comunali, prevedeva, quale corrispettivo per il servizio, un canone annuo di 13,6 miliardi delle vecchie lire e non prevedeva alcuna possibilità per la ditta appaltatrice di pretendere ulteriori sovrapprezzi o indennizzi speciali per aumenti di costi eventualmente sopravvenuti.

L’Ente comunale e la Sace avrebbero stipulato il contratto, pur in assenza del verbale di consistenza mezzi, automezzi e attrezzature, che la Sace avrebbe dovuto redigere, necessario alla regolarizzazione del rapporto di fornitura del servizio oggetto della gara che comunque veniva avviato dalla società appaltatrice a seguito presunte illegittime ordinanze sindacali.

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