Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Lanfranco: “I Casalesi onesti trattati come appestati”

Emilio LanfrancoCASAL DI PRINCIPE. Negli ultimi tempi, visti i riflettori accesi dalla stampa sulla mia terra, non sono state poche le scorrettezze, le diffidenze (ed un senso di ostracismo strisciante) che hanno colpito molti di noi (parlo in generale ovviamente).

Mio Dio, sarà pure Gomorra city (come la definiscono in tanti) ma una percentuale altissima non merita di essere trattata come i “Nuovi Rom”. Avete fatto mai fatto caso al senso di diffidenza che circonda i Rom? Ebbene negli ultimi tempi questa paura incontrollata sembra perseguitare anche chi, alla domanda più naturale del mondo, e cioè “da dove vieni?” risponde candidamente “sono residente a Casal di Principe”. In tanti iniziano a guardarti sotto un’ottica diversa ed in modo sospettoso : pensano “ma questo a quale camorrista appartiene, è un infiltrato, è un colluso, ha la pistola, mi chiederà il pizzo, e adesso mi minaccerà etc..”. Poveri illusi: in un epoca in cui conta più l’apparire che l’essere, non c’era da aspettarsi qualcosa di diverso. Se sei un delinquente ma sei della bella Milano, non sei un Milanese (in senso spregiativo), sei un delinquente e basta. Forse perché la “Bella Madunina” ti protegge! Ma se sei di Casal di Principe, ebbene sei un Casalese (con il tono più sprezzante di questo mondo), uno del clan, uno con la pistola facile, con tutto ciò che ne consegue.
E questo genera rabbia in tanti giovani, in tante famiglie, in tante persone perbene che hanno come unica colpa quella di essere residenti in questa landa desolata. Forse perché non abbiamo altre case, altre residenze, in cui diluire quella paura che circonda questa realtà, in cui riacquistare quella dignità che già abbiamo (e che non verrà mai meno!), ma che viene appannata da questo show mediatico che ci circonda. Ecco la domanda: se un delinquente della mia città cambia residenza e si trasferisce magari a Torino, Bologna, Modena, Roma sarà sempre un delinquente o quel “marchio doc infamante” verrà lasciato a quelli che rimangono lì, che hanno l’unica responsabilità di essere ancora in quel posto? Forse solo perché sei di Parma puoi tranquillamente fare un “Crak” (alla Parmalat), lasciare intere famiglie sul lastrico e prive dei risparmi di una vita (altro che estorsione!) e poter circoscrivere il fenomeno ad uno solo (e non ai Parmigiani), mentre invece da noi le cose si trasmettono automaticamente, chiunque le faccia.
L’apparenza inganna ed anche i luoghi comuni: conta piuttosto come agisci e chi sei realmente per qualificarti, non delle semplici parole scritte su un pezzo di carta d’identità. Noi Casalesi Onesti siamo caduti in una voragine insieme con i nostri carnefici: purtroppo, invece di tirare fuori chi con queste persone non ha nulla a che fare, l’opinione pubblica, i media ed i benpensanti, hanno deciso che è meglio lasciarci tutti lì dentro. In fondo le ultimi indagini hanno rilevato che tanti, tantissimi che scelgono questa strada maledetta sono di altri paesi limitrofi, di altre province, ma forse mai balzati al disonore delle cronache nazionali. Una malattia a trasmissione residenziale dunque: basta non avere il marchio sulla carta d’identità per tirare un sospiro di sollievo e fare quello che si vuole (soprattutto illegale).
Per chi volesse provare questa “ebbrezza”, mi rendo disponibile ad ospitarli per il cambio di residenza sui propri documenti. Vedrete, sarete anche voi contagiati da questa malattia, ma non appena ritornerete a quelle precedenti, a quelle poche parole scritte sui documenti, tutto magicamente scomparirà. Con buona pace dei benpensanti e dei “grandi esperti”.
EMILIO LANFRANCO (Pd – Casal di Principe)

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