Aversa

Ciaramella rilancia il progetto Provincia di Aversa

Mimmo CiaramellaAVERSA. Aversa Provincia? Dopo diversi mesi di silenzio, dovuti anche e soprattutto alla posizione assunta dal governo Prodi e dall’opinione pubblica di abolire questo ente intermedio, considerato inutile, sembra riprendere quota e seguito, …

… almeno a livello locale, il disegno che vorrebbe quale capoluogo di provincia dell’intero agro aversano, oltre che Castelvolturno, la città normanna. A rilanciare l’iniziativa, su assist dei due presidenti del Comitato per Aversa Provincia, il generale Domenico Cagnazzo e l’ingegnere Raffaele Maisto, il primo cittadino di Aversa, Mimmo Ciaramella. Il sindaco azzurro ha ripreso l’appello del presidente del “Comitato Popolare Pro Sibari Provincia”, Giacinto Casciaro, che invitava a prendere in considerazione la possibilità di un incontro dei rappresentanti degli otto comitati alla presenza dei sindaci delle città interessate, oltre Aversa e Sibari: Avezzano, Bassano del Grappa, Melfi, Nola, Sulmona e Venezia Orientale), che si erano già visti riconoscere nel febbraio del 2006 da una risoluzione della commissione affari costituzionali del senato il diritto all’autogoverno. “Ritengo opportuno sottolineare – scrive Ciaramella in una nota inviata a tutti gli altri sindaci – la necessità che il Coordinamento Nazionale continui a svolgere un ruolo essenziale per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Soprattutto in questo momento in cui le forze politiche, dopo un inspiegabile silenzio circa l’ente intermedio tra regione e comune, hanno ripreso il discorso sul federalismo e sulle riforme istituzionali, si manifesta indispensabile la presenza di un organismo in grado di vigilare sui comportamenti politici, sull’azione dei parlamentari e sulla necessità di intervenire nei momenti opportuni”.

Una decisione salutata, ovviamente, in maniera positiva da Maisto che parla della necessità di avere, comunque “un ente intermedio tra regione e comune, che si chiami o no provincia. Per cui saremo sempre vigili nel ridurre le spese istituzionali (vedi le 349 comunità montane), ma anche nel difendere le identità territoriali. In questo senso ben venga questa ‘provincia leggera’ di cui si parla, dove non vi sarebbero più i consiglieri, sostituiti dai sindaci dei comuni che ne fanno parte”.

D’accordo anche il presidente della Confesercenti Maurizio Pollini, che ha affermato: “La provincia significa ricchezza, nuove potenzialità socio-economiche per tutto l’agro. Non bisogna fermarsi ad una provincia sulla carta, ma dare vita a tutti i servizi”.

Di diverso avviso il capogruppo di An Michele Galluccio, che parla di “situazione mutata per indirizzo generale, con il declino di questo tipo di enti. Insomma, dobbiamo prendere atto che è svanito un sogno e non possiamo non essere realisti”.

“Siamo assolutamente contrari alle province. Attualmente – dichiara Luca De Rosa del Pdci – siamo di fronte ad un ente che non ha competenze politiche se non per trasporti e scuole. Nel nostro caso Ciaramella farebbe meglio a concentrarsi sullo sfascio in cui versa la nostra città”.

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