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Dossier dell’Espresso tira in ballo la Stasi

Maria Elena StasiCASERTA. Quattro pentiti di camorra, il giro di affari che ruota attorno alle imprese di famiglia, un terreno comprato dal cugino (e cognato) del capo dei Casalesi, una certificazione antimafia prima negata e poi concessa.

Quattro capitoli per un affondo, i punti cardinali dell’inchiesta dell’Espresso, in edicola domani, sul sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, indagato dalla Procura antimafia di Napoli. Il servizio di Marco Lillo ricostruisce la figura del politico di Forza Italia attraverso i ritratti che di lui fanno i collaboratori di giustizia (Carmine Schiavone, Domenico Frascogna – che lo indica con il soprannome di «’o mericano» – Michele Froncillo e Gaetano Vassallo) e da quanto emerge spulciando nella banca dati della Camera di commercio e della Conservatoria dei registri immobiliari. Partiamo da questi. L’Espresso cita un atto di compravendita del 9 ottobre 1993, sottoscritto dal notaio Orsi di Santa Maria Capua Vetere: i fratelli Cosentino acquistano un terreno agricolo, pagato 40 milioni di lire, messo in vendita da Mario Schiavone e Clelia Nappa. Lui è il cugino di Sandokan ma ne è anche il cognato, avendo sposato la sorella della moglie del boss. Punto centrale dell’inchiesta giornalistica è l’affare che ruota attorno alla centrale elettrica di Sparanise, 800 megawatt di energia che nessuno, in zona, avrebbe voluto temendo persanti ripercussioni sull’ambiente. Per l’Espresso, la centrale è la gallina dalle uova d’oro della famiglia Cosentino. La storia della centrale elettrica di Sparanise, ricostruita dal settimanale, inizia nel 1999 «quando una società anonima con sede a Roma e capitali campani, la Scr, compra per 2,2 milioni di euro i terreni dell’area industriale ex Pozzi dalla Sai. Una parte di quei terreni sarà venduta subito all’Immobiliare 6C dei Cosentino al prezzo di costo (310 milioni di lire) e questo farebbe pensare che Scr sia legata alla famiglia. Nel marzo 2001 la municipalizzata di Imola, Ami, sigla un contratto per comprare a un prezzo molto più elevato le aree rimaste a Scr, ma a una condizione: pagherà solo se le autorità permetteranno di realizzare la centrale su quei suoli». Dal sindaco Antonio Merola arriva il via libera «rendendo felici sia la Ami (ora fusa in Hera) che la Scr. Il pacchetto di terreni e autorizzazioni viene messo sul mercato nel 2004 da Scr e Hera. Compra tutto il gruppo svizzero Egl. Scr incassa 9,3 milioni, più altri 1,2 per il diritto di superficie, più una partecipazione che vale il 5 per cento degli utili prodotti dall’energia di Sparanise». Scr si fa rappresentare nel consiglio di Hera Comm Med da Giovanni Cosentino. Poi il nulla osta antimafia. Nel 1997 la Prefettura di Caserta nega il certificato alle aziende della famiglia Cosentino, ritenendo che fosse alto il rischio di infiltrazioni mafiose. Il motivo? I legami di parentela acquisiti da Giovanni e Mario Cosentino, fratelli del sottosegretario. Tar e Consiglio di Stato confermano l’interdizione. Tempo dopo, la Prefettura cambia idea. Il prefetto Maria Elena Stasi sollecita il comitato per l’ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso, la Aversana Petroli della famiglia Cosentino riottiene la certificazione antimafia. Alle ultime elezioni la Stasi è candidata in posizione blindata alla Camera con il Pdl e viene eletta.

Il Mattino (ROSARIA CAPACCHIONE)

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