Italia

Camorra, Maroni: “Casalesi infiltrati nelle istituzioni”

Roberto Maroni ROMA. “E’ una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato e noi dobbiamo rispondere con tutti i mezzi”. Parole del ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso della sua audizione al Senato dopo la strage compiuta dal clan dei Casalesi a Castel Volturno.

“E’ stato un atto di autentico terrorismo con cui la camorra ha voluto ribadire il controllo del territorio, lanciando un segnale allo Stato e per diffondere terrore”, ha aggiunto Maroni, per il quale “è significativo che la procura di Napoli ha deciso di contestare all’arrestato per la strage di Castel Volturno (Alfonso Cesarano), il reato di strage con finalità di terrorismo”.

Per questo motivo il governo ieri ha deciso di inviare 500 militari nelle aree maggiormente colpite da fenomeni di emergenza criminale. Nel solo comune di Castel Volturno, ha sottolineato Maroni, sono ben 118 le persone agli arresti domiciliari e ciò rende difficili i controlli. “Sulla vicenda di Alfonso Cesarano, l’uomo agli arresti domiciliari ritenuto uno degli autori della strage dello scorso 18 settembre – ha spiegato Maroni – ci sono state accuse ingenerose alle forze di polizia adombrando una mancanza di controllo nei confronti di questo spietato killer. Io do il pieno apprezzamento alle forze del’ordine. E’ – ha aggiunto – difficile operare in quell’area. A Castel Volturno operano due stazioni dei carabinieri che assicurano vari servizi esterni, tra cui la vigilanza a coloro che sono agli arresti domiciliari, con una media giornaliera di 17 ispezioni. Ma vista la presenza di 118 persone ai domiciliari è evidente che la concessione dei benefici a un numero sproporzionato di persone rende più difficile il controllo”.

La serie di omicidi avvenuta nel casertano, ha detto ancora Maroni, è dovuta alla volontà da parte dei Casalesi di evitare collaborazioni con la giustizia e dimostrare il loro predominio criminale nel’area. “Dalla fine dello scorso anno – ha ricordato il ministro – il clan dei casalesi ha subito contraccolpi sia per la scelta di alcuni componenti di collaborare, sia per il processo Spartacus che ha inflitto diverso ergastoli. Proprio la necessità di impedire le collaborazioni – ha aggiunto – potrebbe essere il movente della serie di omicidi dei mesi scorsi di persone che avevano denunciato estorsioni dei clan”.

Dopo l’arresto di Domenico Bidognetti (cugino del boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte), oggi collaboratore di giustizia, “un gruppo di una decina di persone si è voluto ritagliare uno spazio senza dipendere dal vertice dei casalesi, con la volontà di esercitare il controllo su traffici di droga esercitati dagli immigrati africani”. La loro strategia, “è quella di tentare di stroncare con azioni violente ed eclatanti i tentativi di opposizione al loro potere criminale”.

C’è inoltre, ha proseguito il ministro, “una forte presenza di immigrati a Castel Volturno, che è addirittura superiore alla popolazione residente”. Maroni, infine, ha spiegato che il clan dei Casalesi è fortemente radicato nel territorio provinciale (ed in particolare nell’agro aversano, nella fascia domiziana, nelle zone di Maddaloni, Marcianise e San Felice a Cancello) ed è dotato di una elevata capacità collusiva e di infiltrazione nel tessuto economico e istituzionale.

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