Italia

Camorra, la tattica stragista dei due boss emergenti

Peppe Setola e Alessandro CirilloCASAL DI PRINCIPE. Stragi, omicidi eccellenti ed intimidazioni per affermare potere ma soprattutto autonomia.

Sembrerebbe essere questo il terrificante quanto platealemessaggio del nuovo corso del clan facente capo un tempo a Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”.

Il pentimento eccellente di Domenico Bidognetti ha, infatti,lasciato la fazione dei Casalesi, un tempo condotta proprio dal cugino Cicciotto (di recente trasferito al carcere di Parma dove si trova detenuto al 41 bis), nelle mani dei latitanti Peppe Setola e Alessandro Cirillo, alias “’o Sergente”. Il risultato di questo obbligato passaggio di consegne, accelerato anche dall’altrettanto importante collaborazione di Anna Carrino, ex compagna di Francesco Bidognetti, si è tradotto nell’adozione di una strategia molto più violenta, per quanto disarticolata, da parte del gruppo criminale.

Per quanto fiaccato da arresti e pentimenti eccellenti, oltre che da condanne definitive a lunghe detenzioni subite da alcuni suoi esponenti, il gruppo guidato da Setola e Cirillo, infatti, appare deciso a giocarsi il tutto per tutto per affermare la propria autorità, a dispetto di coloro che potevano pensare ad una banda ormai in completo disarmo. Questo non significa che le recenti e passate operazioni di polizia, carabinieri e magistratura non abbiano segnato profondamente il gruppo degli ex bidognettiani, anzi proprio i brillanti risultati conseguiti dalle forze dell’ordine e dalla Dda ne hanno amplificato quel nervosismo e quell’instabilità che trovano nelle decisioni stragiste la loro più truculenta espressione. Quanto avvenuto in questi giorni fra il litorale domizio e Casal di Principe, però, non meraviglia chi conosce il cursus vitae di Setola e Cirillo e le rispettive abitudini, elementi questi che non potevano che far presagire uno scenario di morte. Il segnale è ormai chiaro.

A dispetto di quanto vorrebbero gli stessi Antonio Iovine (“‘o Ninno”) e Michele Zagaria, capi della fazione Iovine-Zagaria-Schiavone, (che non gradirebbero un ulteriore ed eventuale salto di qualità nel controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine), Setola e Cirillo avrebbero trovato, invece, proprio nella violenza esibita il modo per affermare, unitamente alla loro esistenza, anche un’autonomia decisionale assoluta nei territori tradizionalmente di loro competenza. Fra questi, in primis, quella gran parte di litorale domizio da tempo sotto il controllo degli uomini di Bidognetti.

L’escalation di violenza delle ultime ore difficilmente, infatti, è avvenuta con l’avallo di Iovine e Zagaria, personaggi notoriamente previdenti. A conferma delle intenzioni della diarchia Setola-Cirillo, invece, ci sarebbero anche delle missive fatte circolare artatamente, dove si minaccerebbero le forze dell’ordine sottolineando la propensione del gruppo ad usare le armi sempre e comunque. Un gioco della tensione e dei nervi, un braccio di ferro psicologico che i due giovani latitanti avrebbero ingaggiato con polizia e carabinieri e che, purtroppo, potrebbe avere a breve nuovi drammatici risvolti.

Urge, dunque, un salto di qualità sul piano dell’intelligence ma, soprattutto, un ulteriore supporto in termini di mezzi ed uomini a carabinieri e polizia. La speranza è che chi di dovere se ne renda conto prima che sia versato altro sangue.

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