Caserta

Strage Castel Volturno, De Franciscis: “Stato ancora non all’altezza”

Sandro De FranciscisCASERTA. “L’arroganza della camorra sul nostro territorio ha raggiunto ormai livelli intollerabili, specie per la stragrande maggioranza dei cittadini onesti che quotidianamente si impegnano e si battono con fatica per il riscatto di questa terra.

Cos’altro bisogna attendere, dopo la strage della scorsa notte sul litorale, perché lo Stato reagisca con fermezza e determinazione?”. Lo afferma il presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, alla luce delle uccisioni di sei immigrati e di una settima persona avvenute nella tarda serata di ieri a Castel Volturno.

“Se quella che vivono oggi la nostra provincia, e l’intera area metropolitana napoletana, strette nella morsa di una criminalità feroce e che lancia giorno dopo giorno la sua sfida allo Stato, non è una emergenza di carattere nazionale – riprende De Franciscis – significa che a livello di Governo e di Parlamento non si è ancora ben compreso il livello di guardia raggiunto e la pericolosità della deriva imboccata. Le Istituzioni del territorio fanno la loro parte ogni giorno, ma gli Enti locali che poteri hanno di incidere su un fenomeno così vasto? Noi apprezziamo l’accresciuto impegno dei magistrati ed i risultati raggiunti dalla Dda, la dedizione e la responsabilità delle Forze dell’ordine sul territorio così come abbiamo salutato con gratitudine il rafforzamento dei presìdi di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza in determinate aree. Tuttavia – aggiunge ancora il presidente della Provincia – è evidente che tutto questo non basta a risolvere i problemi. Servono più efficaci azioni di intelligence, che significa il ricorso a più sofisticati strumenti e l’impiego di maggiori risorse anche economiche. Gli uomini che rischiano ogni giorno la loro vita per contrastare la criminalità organizzata meritano più rispetto e devono essere messi in condizione di lavorare al meglio. Nel Casertano si consuma oggi un paradosso: di fronte all’incalzare della ferocia criminale, che non conosce più limiti, lo Stato non è ancora all’altezza del compito cui è chiamato. In definitiva – conclude De Franciscis – si sta combattendo una guerra con armi spuntate”.

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