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La Camera approva il lodo Alfano: rottura Pd-Idv, Udc astenuta

Angelino AlfanoROMA. L’Aula della Camera dà il via libera al lodo Alfano, che prevede l’immunità per la quattro più alte cariche dello Stato. Ora il ddl passa all’esame del Senato, dove la votazione è in programma prima della pausa estiva.

309 i ‘si’ contro i 236 ‘no’, 30 gli astenuti, ovvero il gruppo dell’Udc. Il disegno di legge non aveva subito nessuna modifica da parte delle commissioni rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri, mentre l’Aula ha accolto un emendamento del Pd (con voto contrario dell’Idv) che stabilisce che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

Soddisfatto il ministro della Giustizia Angelino Alfano: “Berlusconi, dopo aver brillantemente vinto le elezioni, merita di governare serenamente questo Paese e il Paese ha bisogno di essere governato”.

L’approvazione del ddl ha visto numerosi interventi durante la seduta. A partire da quello di Massimo D’Alema (Pd): “Berlusconi affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta. Lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo anche in parte della maggioranza. Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, – ha concluso l’ex ministro degli Esteri – e le finzioni non aiutano”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del Pd Walter Veltroni. “Il lodo Alfano è obiettivamente una legge per una persona. Se non fosse così il governo avrebbe risposto positivamente all’appello a non avvalersi delle prerogative contenute nella norma”, ha detto Veltroni riferendosi all’immunità per le alte cariche dello Stato. “Perché non è stata scelta una legge costituzionale? – ha aggiunto l’ex candidato premier – Per la necessità di andare velocemente e fare presto, tanto che si è anche fatta un’inversione con il ‘blocca processi’. Per fare una norma a favore dei non autosufficienti ci si è messo 6 anni, per questa 48 ore. Pertanto, quando si tratta di questioni che riguardano qualcuno c’è una grande velocità, quando invece riguardano il Paese c’è un’estrema lentezza”.

Ma il vero putiferio si è verificato con l’intervento di Antonio Di Pietro, che ha fatto infuriare gli esponenti della maggioranza e che non è stato applaudito nemmeno dai deputati del Pd. “Signor Presidente del Consiglio che non c’è, – ha affermato il leader dell’Idv – oggi lei non è soltanto assente, oggi lei è contumace. E non ci venga a dire che è impegnato altrove, noi possiamo aspettare perché non vediamo alcuna urgenza per approvare questa legge. Non ci degna della sua presenza neanche oggi che ci chiama a violare la Costituzione per farle un favore”. “Berlusconi – ha aggiunto Di Pietro – sta trasformando il Parlamento in magistrato speciale, obbligato ad emanare provvedimenti paragiudiziari a suo vantaggio”.

Dal Pdl, il capogruppo Fabrizio Cicchitto ha sottolineato che è “venuto il momento di prendere il toro per le corna ed eliminare l’uso politico della giustizia. Solo così avremo una legislatura costituente, altrimenti si ripeterà quanto sta accadendo dal 1992 ad oggi. Sul terreno della giustizia va fatta una operazione globale. Siamo di fronte a una questione decisiva per il futuro della legislatura”. Poi il forzista ha attaccato l’opposizione: “Il Pd non è fortunato con le alleanze. L’Idv ha creato un gruppo autonomo e poi ha organizzato la manifestazione di martedì. (il “No Cav Day”, ndr). Il Pd si è alleato con un partito forcaiolo e volgare. Oggi il discorso di Di Pietro è stato lugubre e inquietante”.

A riconoscere che il lodo Alfano “non è una priorità per i cittadini” è stata la Lega, attraverso Carolina Lussana, ma per il partito di Bossi “è giusto affrontarlo adesso, per ripristinare la serenità necessaria per governare il Paese, a tutela non del singolo ma della funzione ricoperta. Per 10 anni vicende estranee a questa Camera hanno condizionato le Aule e dettato l’agenda. Ma l’origine risale al difficile rapporto tra giustizia e politica. Occorre trovare una soluzione, che senza tornare alla vecchia immunità (non sarebbe capita dai cittadini), salvaguardi il risultato elettorale ed eviti che resti in balia delle iniziative di qualche magistrato. Ragione tanto più valida da quando la sovranità popolare indica direttamente il Presidente del Consiglio”.

Durante la seduta da segnalare lo scontro tra Franco Barbato dell’Idv e Mario Landolfi di An-Pdl. “Il lodo Alfano andrebbe esteso anche all’onorevole Landolfi visto che ho letto su alcuni giornali, sul Mattino in particolare, che sarebbe stato eletto con i voti della camorra”, ha detto Barbato, riferendosi all’inchiesta sull’affaire rifiuti-camorra nel territorio di Mondragone, città casertana di cui è originario Landolfi. Immediata la reazione dai banchi della maggioranza, con il dipietrista che è stato richiamato dal vicepresidente di turno dell’Assemblea Rosy Bindi: “Se lancia accuse così pesanti ad altri colleghi non può sperare che non ci sia una reazione”. Landolfi ha definito Barbato “un cane rabbioso” che “risponderà in tribunale delle sue accuse”. “Le non sa leggere – ha continuato Landolfi rivolgendosi a Barbato – perché se lei avesse letto si sarebbe reso conto che proprio quelle affermazioni sono la prova della mia assoluta trasparenza e del mio impegno per la legalità e contro la camorra”.

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