Italia

Il Csm dispone il trasferimento del gip Forleo

Clementina ForleoMILANO. Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha disposto il trasferimento d’ufficio da Milano ad altra sede del gip Clementina Forleo, titolare dell’inchiesta sulle scalate bancarie.

Il provvedimento, adottato a maggioranza, è stato motivato dalla incompatibilità ambientale. 20 voti a favore, tre contrari dagli esponenti di Magistratura indipendente, mentre si è astenuto il procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli. Per il trasferimento si sono pronunciati il vicepresidente del Csm Nicola Mancino e il primo presidente di Cassazione Vincenzo Carbone. Ora il magistrato annuncia battaglia: “Lotterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta nei tribunali per affermare il principio che la legge è uguale per tutti”. A chi gli domanda se farà ricorso al Tar, lei risponde: “Certamente”.

Due gli episodi che hanno portato la Forleo dinanzi al Csm: le dichiarazioni rese durante una puntata della trasmissione Annozero sulle “pressioni” esercitate da “poteri forti” nei suoi confronti nell’ambito delle inchieste di cui si occupava e le rilevazioni effettuate dalla Forleo ai colleghi della procura titolari delle inchieste sulle scalate bancarie per un presunto insabbiamento delle stesse indagini.

Secondo il suo difensore, il procuratore capo di Asti Maurizio Laudi, tali accuse sono state “costruite dalla commissione” del Csm. Ad Annozero, secondo Laudi, la Forleo sarebbe stata “generica, oscura, ma certamente non le si può addebitare di avere denunciato interferenze dei poteri forti sul suo lavoro giurisdizionale”. Tra l’altro il procuratore Laudi ha rilevato il “mancato rispetto delle regole del contraddittorio” nell’istruttoria contro la gip, in quanto diversi capi di imputazione contenuti nella richiesta di trasferimento “non sono mai stati contestati”. Ecco perché il difensore ha auspicato il ritorno in commissione del fascicolo.

Lo scorso 27 luglio, la sezione disciplinare del Csm aveva invece assolto la Forleo dall’accusa di aver violato i proprio doveri quando nel luglio 2007 chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni telefoniche di alcuni parlamentari nell’ambito della vicenda Unipol/Bnl.

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