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Eluana, i giudici autorizzano stop all’alimentazione artificiale

Eluana EnglaroMILANO. E’ arrivata nel pomeriggio la sentenza da parte della Corte D’Appello civile di Milano che ha autorizzato i familiari di Eluana Englaro, che vive in stato vegetativo da 16 anni, alla sospensione di idratazione e nutrizione artificiale che mantengono in vita la ragazza.

La macchina legale per ottenere la sospensione dell’alimentazione artificiale parte tra il 1996 e 1997 quando Beppino Englaro, padre di Eluana, che dopo un tragico incidente stradale avvenuto il 12 gennaio del 1992 vive in stato vegetativo, riceve dal primario dell’ospedale di Niguarda di Milano, Carlo Alberto Defanti, la prognosi definitiva: “In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall’evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva”.Quanto affermato dal primario sta a significare che la corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello e per questo definitivamente compromessa.

Nel 1999 il tribunale di Lecco respinge la richiesta di eutanasia ed anche la Corte d’Appello di Milano rinvia il ricorso fatto dal padre della giovane. Successivamente nel 2003 ed anche nel 2006 la richiesta viene di nuovo respinta da entrambe le Assise. Anche la Cassazione nel 2005 aveva dichiarato inconcepibile la richiesta di Beppino Englaro, affermando che il padre non aveva i requisiti essenziali per chiedere il distacco del sondino. Solo nell’ottobre del 2007 la Corte di Cassazione decide che il processo deve essere ripetuto. Secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, il sondino non può essere considerato accanimento terapeutico e che il suo distacco può avvenire tenendo conto di due presupposti fondamentali, ovvero che “lo stato vegetativo del paziente sia ritenuto irreversibile e senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione e che la paziente se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento”.

E’ stato proprio su queste due condizioni che si è concentrata la nuova sentenza della I Sezione civile della Corte d’Appello di Milano che ha permesso al padre di Eluana di richiedere l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Beppino non ha mai voluto che la figlia vivesse in quello stato dal momento che riteneva che quella situazione era incompatibile con quanto Eluana avesse voluto per se stessa. Con la sentenza arrivata in giornata la Corte d’Appello ha stabilito le norme attuative per il distacco del sondino: l’interruzione deve avvenire in ospedale e con l’utilizzo del supporto farmacologico necessario. Viene, infatti, riconosciuto che la morte di una persona non conincide con la morte cardiaca ma con la morte cerebrale e che, ad essere danneggiato non deve essere l’intero encefalo ma basta che lo sia la corteccia.

Nel frattempo la direzione della casa di cura “Beato Luigi Talamoni” di Lecco, dov’è ricoverata Eluana, ha disposto il divieto da parte di tutto il personale medico di lasciare dichiarazioni ai giornalisti giunti sul posto.

Ma sulla vicenda l’associazione “Scienza e Vita” critica questa sentenza dichiarando che: “si può aprire ad una pericolosa deriva culturale in quanto si legittima l’uccisione di un essere umano privandolo delle cose più elementari: l’alimentazione e l’idratazione. Stupore perché la società dei sani ha deciso di non prendersi cura di un essere umano in condizioni di grandissima fragilità e dipendenza, condannandolo ad una morte atroce per fame e per sete”. In particolare, “Scienza e Vita” sottolinea le “errate motivazioni di questa decisione dei magistrati lombardi” spiegando che: “l’idea che una persona in stato vegetativo sia soltanto una vita biologica, dimenticando che fino a quando c’è vita biologica, quella è sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignità che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilità di tutti”. L’associazione, inoltre, denuncia “l’emersione di un malinteso concetto di libertà, che si può spingere fino ad eliminare il presupposto stesso della libertà, ovvero l’altrui vita fisica”.

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