Italia

Concessi i domiciliari a Bruno Contrada

Bruno ContradaNAPOLI. Il Tribunale di sorveglianza di Napoli ha deciso la scarcerazione di Bruno Contrada, l’ex funzionario del Sisde che sta scontando una pena a 10 anni di reclusione nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per concorso esterno in associazione mafiosa.

Contradasconterà la sua pena a Varcaturo, sul litorale domizio, a casa della sorella Anna. E’ quanto prevede il dispositivo emesso dal Tribunale di sorveglianza campano.L’ex poliziotto, 77 anni, soffre di varie patologie, tra le quali il diabete. Il suo legale, Giuseppe Lipera, ha spiegato che “la detenzione è ora ai domiciliari”.

Nato a Napoli, Contrada fu arrestato il 24 dicembre 1992, nella sua casa di Palermo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese e Salvatore Cancemi. Rimase due anni e mezzo nel carcere militare di Forte Boccea di Roma. Il 12 febbraio 1994 fu rinviato a giudizio e il 5 aprile 1996 il tribunale di Palermo lo condannò a dieci anni di reclusione. Nel maggio 2001 venne invece assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Palermo, ma la sentenza fu annullata nel 2002 dalla Corte di Cassazione. Il 26 febbraio 2006, nell’aula-bunker del carcere palermitano di Pagliarelli, la prima sezione penale della Corte d’Appello confermò il verdetto di primo grado e, dunque, i dieci anni di carcere. Nel maggio 2007 la Cassazione confermò la pena e fu assegnato al carcere in provincia di Caserta.

Lui ha sempre respinto ogni accusa, dicendo di essere un fedele servitore dello Stato e di essere stato incastrato, per vendetta, dai mafiosi che aveva incriminato in passato. Il suo profondo malessere psichico e fisico ha indotto il suo avvocato, Giuseppe Lipera, a supplicare la grazia a Napolitano nel dicembre 2007. Il 2 gennaio 2008, dopo aver ricevuto il permesso di essere ricoverato presso l’Ospedale “Cardarelli” di Napoli (firmando poi le dimissioni volontarie dal nosocomio per “le condizioni inaccettabili del reparto”), ha chiesto al suo avvocato di presentare istanza di revisione del processo che lo ha condannato in via definitiva. Il Tribunale di Napoli, l’8 gennaio, ha respinto ogni istanza di differimento della pena insieme alla richiesta degli arresti domiciliari.

Di questi giorni la notizia, diffusa dai suoi legali, che sarebbe dimagrito di 22 chili, fatto che dimostrerebbe l’incompatibilità dell’ex dirigente del Sisde col regime carcerario.

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