Italia

Bossi: dito medio contro l’Inno e duro attacco ai prof del sud

Umberto Bossi PADOVA. “Italia schiava di Roma? Ma vada via i ciap!”. Avrà pensato questo Umberto Bossi quando, citando quella frase dell’Inno di Mameli, ha alzato il dito medio.

Da Padova, al congresso della Liga Veneta-Lega Nord, il senatur ha tuonato: “Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà”. “Dobbiamo lottare – ha aggiunto – contro questo stato fascista. È arrivato il momento, fratelli, di farla finita”.

FEDERALISMO

E, sempre sul federalismo, il leader della Lega ha dichiarato di non essere contrario alla perequazione tra regioni più ricche e quelle più povere. “Ma deve essere una perequazione giusta – ha sottolineato – non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. È una truffa, è uno schifo. Adesso ogni regione deve vivere con i soldi che produce, poi, certo, serve una certa perequazione, ma basta mandare i soldi a Roma e vedere i sindaci costretti ad andare col cappello in mano nella capitale”.

Bossi annuncia battaglia anche sui trasferimenti assegnati in base alla spesa storica: “Anche questa della spesa storica intendo toglierla di mezzo con il federalismo. Il federalismo non è solo la storia mia, è la storia nostra. Non lo farò soltanto io ma milioni di persone”.

RIFORMA DELLA SCUOLA

Occorre anche una riforma della scuola per il capo del Carroccio, che attacca i professori del Sud. “Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie. La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegniamo fin da quando nascono, insegniamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati”, ha detto Bossi, citando “un nostro ragazzo”, ovvero suo figlio Renzo, che è stato “bastonato” agli esami per aver portato una tesina su Carlo Cattaneo, politico federalista italiano dell’800. Chiamata sul palco, la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, ha detto che “gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima”. “Dopo trent’anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra – ha attaccato la Goisis – i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo”.

APERTURA AL PD

Bossi ha poi ribadito l’apertura al Pd per il dialogo sulle riforme: “Siamo pronti ad accogliere le proposte del Pd, anche sul federalismo”.

C’è stato tempo anche per attaccare il governatore del Veneto Giancarlo Galan: “Dice di essere del Nord-Est ma lui è il ‘signor Est’. Continui ad insultarci e vedrete che risultati otterrà: chi mal agisce, mal finisce, come dice il proverbio”. Per le regionali venete del 2010 Bossi ha detto di vedere bene al posto di Galan l’attuale sindaco di Verona Flavio Tosi. “I nemici della Lega – ha incalzato il leader leghista – vengono cancellati dai veneti che hanno capito tutto. Galan fa male ad insultare la Lega perché la forza l’abbiamo noi”.

LE REAZIONI

Il primo a commentare il gestaccio di Bossi verso l’Inno di Mameli è stato il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino. “Bossi e la Lega a volte, come accaduto oggi, sconfinano: ci sono principio inviolabili, come l’unità nazionale e l’inno di Mameli”, ha detto Bocchino, il quale, tuttavia, ha riconosciuto che, “negli anni, la Lega ha dimostrato di avere a cuore il cambiamento e la modernizzazione del Paese”.

“Credo che Bossi debba scusarsi con gli italiani”, ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Se davvero Bossi ritenesse degno di insulto il sentimento d’identità nazionale e di amore per la patria che è alla base dell’impegno di tanti giovani in divisa – ha proseguito il ministro – allora non mi sentirei di stare a fianco suo e degli altri ministri della Lega, con cui invece voglio continuare a vivere lo sforzo per rilanciare la nostra nazione”.

Dal Pd, Rosy Bindi invita Bossi a chiarire la propria posizione: “Bossi decida da che parte vuole stare. Non si può invocare il dialogo sulle riforme istituzionale e il federalismo e denigrare i simboli della patria e dell’unità nazionale o auspicare una improbabile e deleteria autarchia del Nord nell’insegnamento scolastico. Non può infiammare la base leghista con simili stupidaggini, offensive verso chi fa il proprio dovere accettando di trasferirsi da una regione all’altra, e presentarsi in modo credibile al tavolo delle riforme. Il federalismo che immaginiamo noi non è la secessione, è piuttosto uno strumento che aiuta a superare antiche e inaccettabili divisioni geografiche e sociali, e a rendere l’Italia più unita e più moderna. Ma Bossi vuole davvero questo?”.

LA REPLICA DI GALAN

“Bossi insiste sul tema dei miei insulti alla Lega. Ma io non ho mai insultato nessun dirigente leghista”, afferma Giancarlo Galan. “Sull’altro tema che tanto preoccupa gli amici della Lega, che mi pare riguardi la nascita del Pdl veneto – afferma il governatore del Veneto – faccio notare che il presidente Berlusconi ha annunciato che il Pdl come partito nazionale si costituirà a gennaio. Mi chiedo – conclude – forse che nel Veneto, per qualcuno, non deve avvenire la costituzione del Pdl?”.

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