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I Casalesi volevano acquistare la Lazio: 10 arresti

Giorgio ChinagliaROMA. Seconda tranche dell’inchiesta sul tentativo del clan camorristico dei “Casalesi” di acquisire della Lazio tra il 2005 e il 2006, che vede coinvolto l’ex capitano della squadra biancoceleste Giorgio Chinaglia, tuttora latitante all’estero.

Polizia di Stato e Guardia di Finanza, nell’ambito dell’operazione “Broken Wings”, hanno eseguito, su disposizione del gip Guglielmo Muntoni della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, dieci ordinanza di custodia cautelare a carico di cittadini italiani e stranieri per il reato di riciclaggio. Il gruppo, secondo le indagini, voleva utilizzare il denaro della camorra per acquisire la società, anche attraverso atti lenti e intimidatori e secondo modalità mafiose.

Chinaglia già era stato raggiunto da una prima ordinanza di carcerazione nell’ottobre del 2006 ed attualmente è sotto processo assieme ad altri personaggi come Guido Di Cosimo, Bellantonio e il faccendiere ungherese Zoltan Szlivas. Tra i destinatari dei provvedimenti anche Giuseppe Diana, ritenuto vicino al clan dei Casalesi e già in carcere a Milano per altri reati.

Alle ordinanze si è arrivati grazie alle intercettazioni fatte nel corso dell’inchiesta principale, al termine della quale è iniziato un primo processo. Oltre a Chinaglia, alla sbarra ci sono gli ultrà del gruppo “Irriducibili” Fabrizio Toffolo, Fabrizio Piscitelli, Yuri Alviti e Paolo Arcivieri e altri personaggi che, stando all’accusa, avrebbero sostenuto il progetto portato avanti dall’ex bomber laziale: dagli stessi Di Cosimo e Bellantonio, a Bruno Errico e Fabio Di Marziantonio. L’ungherese Zoltan, anche lui come Chinaglia sfuggito all’arresto del 2006, ha patteggiato dinanzi al giudice per le indagini preliminari.

L’INCHIESTA

A far scattare l’inchiesta, a cavallo tra il 2005 e il 2006, erano state anomale oscillazioni in Borsa del titolo della Lazio, dovute alle uscite pubbliche di Chinaglia che, sostenendo di parlare a nome di un fantomatico gruppo farmaceutico ungherese, faceva sapere di essere disposto a incontrare Lotito per una trattativa finalizzata alla vendita della società. Tali oscillazioni del titolo in Borsa venivano segnalate dalla Consob in un’informativa finita sul tavolo dei pm Stefano Rocco Fava, Elisabetta Ceniccola e Vittoria Bonfanti che affidavano gli accertamenti alla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle hanno riscontrato che il denaro affidato dai Casalesi a persone di fiducia per essere investito in attività lecite è stato dapprima trasferito all’estero, nel tentativo di farlo rientrare nel territorio italiano, attraverso istituti bancari tedeschi, svizzeri ed ungheresi. La provvista sarebbe poi dovuta confluire presso un istituto di credito della capitale, per essere utilizzata per acquistare una quota rilevante del pacchetto azionario della Lazio.

LE INTIMIDAZIONI A LOTITO

Contemporaneamente, il gruppo interessato, attraverso alcuni settori della tifoseria, avrebbe esercitato pressioni, anche intimidatorie, nei confronti del presidente della Lazio Lotito e di persone a lui vicine, come la moglie ed alcuni collaboratori. “Tua moglie ha delle belle gambe, peccato che gliele spezzeremo”. “Vendi o ti fai male”. Erano alcuni dei tanti messaggi minatori giunti in forma anonima a Lotito. Secondo gli investigatori, però, l’azione intimidatoria dei tifosi era più che altro dettata dallo scontento per il consistente flusso di denaro perso. Infatti, Lotito aveva tagliato i milioni di vecchie lire che prima venivano dati ai tifosi più caldi per le coreografie di ogni partita, e inoltre aveva ripreso il controllo del business legato al merchandising e al marketing.

CHINAGLIA HA SEMPRE NEGATO LE ACCUSE

Dinanzi alle accuse, Chinaglia ha sempre negato tutto: “Casco dalla nuvole, mai fatto estorsioni. Lotito chissà cosa vuole fare. Non so perché sta facendo tutto questo. Certo è che andando avanti così, non si fa il bene dei biancocelesti. Non capisco dove si vuole arrivare, non so neanche per quale motivo sono stati arrestati i capo tifosi. E’ tutto molto triste. Il presidente Lotito non si è mai voluto sedere al tavolo con il gruppo ungherese interessato all’acquisto della squadra, e se uno non vuole cedere, basta, lasciamo perdere”, aveva detto all’epoca l’ex capitano biancoceleste.

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