Campania

Napoli, immigrati senzatetto occupano il sagrato del Duomo

Duomo di NapoliNAPOLI. Un centinaio di immigrati provenienti in gran parte da Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, dopo la terza notte trascorsa per le strade di Napoli, si è spostato in mattinata davanti al Duomo del capoluogo partenopeo.

Alcune notti fa, l’edificio all’interno del quale vivevano, a Pianura,era andato a fuoco e da allora erano rimasti senza un tetto. Il Comune di Napoli aveva individuato una soluzione di emergenza, mettendo a disposizione una struttura scolastica di via Pasquale Scura, ai Quartieri Spagnoli,ma dopo le proteste dei residenti, sfociate anche in incendi di cassonetti e presidio della zona, è stata individuata un’altra zona nel quartiere di Scampia che dovrebbe essere disponibile nei prossimi giorni ma a questa ipotesi gli immigrati si rifiutano. Gli extracomunitari presenti davanti al Duomo denunciano un trattamento discriminatorio nei loro confronti, non solo da parte dei residenti ma anche delle istituzioni che avrebbero “separato” i napoletani dagli stranieri. Tra gli immigrati vi sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo. A supportarli nella protesta un dirigente del settore immigrazione della Cgil, esponenti di Rifondazione Comunista e dei militanti “no global”.

Nella zona sono presenti diverse pattuglie di polizia che hanno più volte invitato gli immigrati ad abbandonare la cattedrale. Tre di loro hanno reagito ingaggiando una colluttazione con i poliziotti. Neè nato un parapiglia al quale si sono uniti esponenti no global. I tre extracomunitari sono stati trasferiti in Questura per l’identificazione: si tratta della capoverdiana Celeste Ramos, sindacalista della Uil, che ha detto di aver subito delle violenze dalla polizia, Francisco Ramos, 39 anni, anche lui capoverdiano, che ha detto di non aver subito alcuna violenza, e Musa Boure, della Costa d’Avorio, che sarebbe stato medicato in ospedale.

Nel tardo pomeriggio, poi, gli immigrati africani hanno lasciato il duomo. La decisioneè stata presa al termine di un’assemblea.

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