Campania

Napoli, gli immigrati trovano casa. Riccio attacca il cardinale Sepe

Crescenzio SepeNAPOLI. Dopo la protesta di ieri, che ha visto un centinaio di immigrati africani rimasti senza casa, occupare il sagrato del Duomo di Napoli, poi risoltasi nel tardo pomeriggio, il Comune di Napoli ha individuato unauna palazzinaper ospitarli.

Segreta perché, come ha spiegato il sindaco Rosa Russo Iervolino, si vuole evitare il verificarsi di nuovi episodi di intolleranza.

Intanto, le donne e i bambini sono stati trasferiti in unalbergo, mentre gli uomini in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli. Entro il fine settimana avranno un alloggio definitivo, probabilmente in via Stadera, nel quartiere di Poggioreale.

I 93 immigrati, provenienti in gran parte da Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, tra cui vi sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo, abitavano nel quartiere di Pianura, in via Trencia, ma un incendio ha distrutto l’edificio che li ospitava. Assieme a loro c’erano anche dei napoletani, che però, come gli stessi immigrati denunciano, hanno subito beneficiato di una sistemazione. In pratica, le autorità avrebbe fatto una distinzione tra napoletani e stranieri. In un primo momento, si era pensato di collocarli in via Pasquale Scura, ai Quartieri Spagnoli, ma c’è stata una dura protesta dei residenti, poi l’altra ipotesi di Scampia, questa rifiutata, poichè ritenuta non idonea, dagli stessi sfollatiche ieri, dopo tre notti trascorse in strada, hanno deciso di occupare il Duomo. Dopo nove ore, durante le quali tre immigrati sono stati portati in Questura per aver avuto una colluttazione con i poliziotti, il sagrato è stato liberato.

Oltre alla protesta non sono mancate le polemiche, la più dura innescata dall’assessore alle politiche sociali Giulio Riccio (Rifondazione comunista) contro le forze dell’ordine: “Gli immigrati che hanno occupato pacificamente il Duomo per rivendicare il diritto a un alloggio dignitoso sono stati aggrediti e selvaggiamente pestati dalla polizia all’interno della cattedrale”. Sulla stessa linea anche i sindacati di Cgil e Uil, che parlano di una dirigente Uil “fermata dopo gli scontri al Duomo” e che ha riferito di un “comportamento violento da parte degli agenti, del quale chiederemo conto”. La Questura, però, difende l’operato dei suoi uomini, riferendo che sono stati costretti ad intervenire quando alcuni immigrati hanno rifiutato con violenza, e sputando contro le divise, di farsi identificare.

L’assessore Riccio non ha risparmiato nemmeno la Curia e l’Arcivescovo Crescenzio Sepe: “La carità – ha dichiarato Riccio – si dimostra accogliendo e ascoltando i bisogni delle fasce più deboli, mi sarei aspettato questo dal cardinale Sepe mentre l’unica azione della Curia è stata quella di far intervenire le forze dell’ordine”.

A replicare il vicario episcopale di Napoli per le comunicazioni, don Gennaro Matino: “Chi ha fatto tali dichiarazioni, – afferma riferendosi a Riccio – in qualche modo contravvenendo al suo ruolo istituzionale, deve poter dire quando Sua Eminenza ha chiesto o quando avrebbe chiesto di sgomberare la cattedrale. Sua Eminenza è da giorni fuori Napoli con un gruppo di giovani sacerdoti per un periodo di riflessione, conoscenza e riposo – aggiunge Matino – non è nella sua abitudine dare segnalazioni che non vadano nello spirito dell´accoglienza e d’altronde non è la prima volta che la cattedrale viene occupata. L’unica cosa che so – conclude – è che un vicario del vescovo, don Gaetano Romano, direttore della Caritas, è stato con gli extracomunitari insieme con il direttore del Centro migranti per ascoltarne le richieste e si è messo a disposizione, com’è giusto che sia. Ogni altra cosa detta o sostenuta è contro qualsiasi verità”. Matino poi ricorda: “La Chiesa di Napoli e il suo vescovo sono da sempre impegnati al servizio degli ultimi: le mense per i poveri, i circoli di accoglienza, i centri di ascolto, i contatti con le comunità etniche sono un segno costante”.

Poi, in serata, nuovo attacco di Riccio, stavolta supportato dall’assessore provinciale Isadora D’Aimmo: “Mi sarei aspettato che avesse messo a disposizione le sue strutture per consentire di risolvere il bisogno primario di queste persone. Invece, come accaduto nel maggio scorso, in occasione degli incendi nei campi di Ponticelli, queste strutture non sono state aperte per dare un concreto aiuto ai bisognosi”.

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