Aversa

Pd: D’Amore segretario, Parisi sconfitto

Gennaro DianaAVERSA. Fumata bianca, ieri, presso la sede aversana del Partito Democratico per l’elezione del presidente dell’assemblea e del coordinatore comunale, ma non senza problemi.

I favoriti, o meglio coloro che fino a mercoledì pomeriggio erano i designati alle due cariche maggiori, Antonello d’Amore e Rodolfo Parisi, sono stati scalzati, con un incredibile blitz, da Francesco Mincione, neo presidente, e da Mariano d’Amore, neo coordinatore. Il dibattito è stato lungo, tanto che è terminato oltre l’una di notte, ed alla fine la coalizione, formata dai componenti delle liste facenti capo al senatore Lorenzo Diana, al consigliere regionale Nicola Caputo, al consigliere comunale Francesco Gatto ed al preside della Facoltà di Ingegneria (area Nicolais) Michele Di Natale, hanno ribaltato la situazione giungendo ad una vittoria sulle restanti due anime del partito, quella di Rodolfo Parisi e quella legata all’avvocato Francesco Pecorario. Duro il commento dell’ex consigliere comunale ed ex assessore diessino Donato Galluccio: “Con questa elezione abbiamo fatto sprofondare il partito a dieci anni fa, con logiche di spartizione vecchie e che non portano a niente, altro che insegnamento ai giovani. Oggi mi dimetto dal direttivo di questo partito”. Gennaro Diana ha replicato: “Finalmente il nuovo avanza, giovani che da oggi avranno la responsabilità politica e morale di ricostruire un partito di centro sinistra allo sbando”. Mentre per l’ex segretario dei Ds Franco del Franco “il partito è spaccato, siamo 20 a 20, non si potrà mai prendere nessuna decisione in questo modo”. L’aria che si respirava ieri era senza dubbio pesante, che certamente si scontra con l’ideale “unitario” tanto paventato. Non si poteva far a meno di notare i volti cupi degli “sconfitti”, ai quali va senza dubbio un grande merito: quello di aver cercato quell’unità di intenti che si è scontrata con i personalismi. La ragione della mancata elezione di Parisi? Senza dubbio il non voler concedere quelle “medaglie di latta” (termine caro a D’Amore) che invece potevano essere utili a creare quella unione tanto sospirata, in altre parole il veto assoluto alla creazione di un esecutivo ristretto (si pensi che il direttivo è composto da 40 persone) che fosse rappresentativo di tutte le correnti del Pd.

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