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Irlanda, un piccolo referendum blocca la grande Europa

 Dopo anni di discussioni e di mediazioni interminabili, nel 2004 fu approvata la Costituzione Europea, che strutturava il rapporto tra gli Stati e assumeva il Trattato sull’Unione del 1984, gli accordi di Maastricht del 1992 e poneva alla base del suo diritto la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite.

In una grande manifestazione, tenutasi a Roma, i Capi di Stato sei Paesi membri firmarono quella Carta Costituzionale, impegnandosi a farla approvare dai propri cittadini.

Purtroppo non fu così, perché in Francia una campagna contro lo straniero , guidata dalla destra di Le Pen, che non fu contrastata dai Gollisti di Sarkozy,per evitare rischi nelle elezioni per Presidente della Repubblica che si sarebbero tenute di li a pochi mesi.

Anche in Olanda, l’ondata di paura contro il rischio islamico e la possibile adesione della Turchia alla Unione Europea, portò alla bocciatura di quella Costituzione nel referendum che si tenne alla fine del 2005.

Si rese necessaria un nuovo trattato tra i Paesi Membri ella Unione che nel frattempo erano diventati 27 con oltre 400 milioni di cittadini.

Si raggiunse un accordo dignitoso per una Carta Costituzionale nuova, ma che aveva perso molto della forza della precedente Costituzione. A Lisbona fu approvato un nuovo Trattato Costituzionale che prevedeva il voto a maggioranza per le decisioni della Unione, mentre venivano finalmente dati al Parlamento Europeo poteri deliberanti in quasi tutti i temi che riguardano la vita dei cittadini dell’Unione.

Sembrava che questo nuovo strumento avesse ottenuto da parte dei paesi membri una diversa accoglienza ed una approvazione che faceva ben sperare che le prossime elezioni del 2009, sarebbero state le prime di una nuova stagione democratica della Europa.

Invece, nella più assoluta ignoranza dei mass media, la piccola Irlanda si preparava a sferrare un incomprensibile attacco alla Unione Europea ed al Trattato Costituzionale sancito a Lisbona.

Infatti, l’unico Stato che, per problemi politici interni, aveva deciso di sottoporre a referendum il Trattato era l’Irlanda. Il referendum si è svolto ieri ed i No al Trattato hanno registrato il 53% dei voti, ed il Trattato di Lisbona è stato respinto.

La gestione di questa vicenda è stata veramente incomprensibile da parte sia del Governo Irlandese che da parte della Commissione. Infatti, secondo i Trattati in vigore, la Carta Costituzionale se non è approvata alla unanimità dei Paesi non può essere adottata.

Non solo, ma il referendum irlandese non prevedeva nemmeno una quota di votanti minima, tale da poter dichiarare legittima la consultazione.

Si è realizzato, quindi l’assurdo che poche centinaia di migliaia di persone impediranno ad una collettività di oltre 400 milioni di persone di darsi delle regole costituzionali a garanzia della libertà individuale e dei diritti di ogni cittadino europeo.

In Irlanda i cittadini che hanno diritto al voto sono poco più di tre milioni, di questi hanno votato solo il 40%. Quindi circa un milione e duecentomila persone e di queste solo il 53%, ha detto No al Trattato.

Quindi, poco più di 618.000 elettori irlandesi contano molto di più dell’intera popolazione dei restanti 26 Stati Europei. Questa non è democrazia e una Moderna Federazione di Stati non può sottostare ad un sistema di veti incrociati in cui chiunque può bloccare l’attività della Commissione.

A questo punto le dichiarazioni si sono sprecate, sii è detto no alla Europa dei burocrati! Ha affermato il solito Calderoli, che insieme al suo amico Borghezio si batte per non fare assumere nessuna posizione alla Europa e poi la critica per incapacità di decidere.

Nessuno si aspettava dall’Irlanda una tale presa di posizione, perché tra i paesi Europei era quello che aveva ricevuto di più attraverso i fondi strutturali, tale da far parlare del miracolo irlandese.

Si vede che non bastano i finanziamenti a fondo perduto a spegnere il bisognosi nazionalismo che gira da parecchio tempo in Europa. E’ proprio il nazionalismo l’unica ideologia che resiste e che ci stiamo portando dietro dal secolo scorso. Pensare di essere migliore degli altri, che si può fare a meno degli altri, avere paura della differenza e delle diverse culture, pensare di crescere contro gli altri è veramente infantile e superato e per l’Europa ha significato 30 anni di guerre devastanti con oltre 40 milioni di morti e con tali distruzioni e stragi da segnare definitivamente la storia e la vita di tutti i paesi europei.

Che fare? Bisogna andare avanti, lo scenario in cui ci stiamo muovendo è troppo pieno di problemi e di difficoltà economiche e sociali perché ogni Paese possa affrontarli da soli e pensare di riuscire a risolverli.

Bisogna continuare a lavorare e credere nella Europa dei Popoli che è molto più forte ed unita di quanto non si pensi.

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