Italia

Il “salva Premier” rimandato a martedì prossimo

Silvio BerlusconiROMA. Il decreto sicurezza arriva in Senato e, con esso, anche la norma “salva Premier”.

Antonio Di PietroL’opposizione ha rinominato, infatti, l’emendamento presentato da Filippo Berselli e Carlo Vezzini in cui è richiesta la sospensione del processo per i reati che non prevedano la condanna di almeno 10 anni e che siano stati commessi prima del 30 giugno del 2002. Saranno limiti posti ad hoc per far rientrare anche il processo “Mills”, nel quale proprio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è condannato per corruzione? No, certamente! Il povero Cavaliere è solo una vittima, come sottolinea nella lettera inviata al Presidente del Senato Renato Schifani che, oggi, l’ha letta nell’aula di Palazzo Madama: “Ho preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria”. Nel messaggio del premier ci sono anche le motivazioni che lo hanno spinto a tale decisione: “E’ un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. – e conclude – Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica.

Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale

”. Dopo la lettura il clima nell’aula del Senato diventa teso e gli esponenti dell’opposizione insorgono. Dal Pd fanno sapere che tale comportamento della maggioranza può ostacolare il dialogo prefigurando una “rottura unilaterale”. Anche l’Italia dei Valori si oppone al decreto proposto ed il leader Antonio di Pietro dichiara: “Berlusconi sta portando avanti una strategia criminale studiata a tavolino”. Le parole di Berlusconi hanno suscitato l’ira delle toghe chiamate in causa. Il primo a reagire è stato il procuratore della Repubblica di Milano Manlio Minale che respinge le accuse rivolte dal premier: “Le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità”. Anche l’Associazione nazionale dei Magistrati insorge e il presidente Luca Palamara con il segretario Giuseppe Cascini commentano così la lettera del presidente del Consiglio: “In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica, ma chi governa il Paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Berlusconi rivolge accuse gravissime nei confronti del Presidente del collegio giudicante e del Pubblico Ministero del processo che lo vede imputato, a Milano, di corruzione in atti giudiziari”. La conferenza dei capigruppo a Palazzo madama si è appena conclusa ed è stato deciso che il voto finale sul decreto sicurezza ci sarà martedì prossimo. Luca PalamaraAncora una settimana per stabilire se far passare o meno una norma che, probabilmente, sarà utile solo a qualcuno ma i senatori dovranno ricordarsi che se la stessa passerà non solo il processo “Mills” sarà congelato ma anche processi come quello sui fatti del G8 di Genova in cui sono imputati alcuni agenti, funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine per i maltrattamenti avvenuti alla caserma Bolzaneto e durante l’irruzione notturna nella scuola Diaz. A tal proposito il comitato ‘Verità e Giustizia per Genova’ ha chiesto l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Se davvero il Parlamento decidesse di bloccare questi delicati processi – sostiene il comitato – saremmo di fronte ad un atto sostanzialmente eversivo: si impedirebbe alla magistratura di fare la sua parte, almeno in primo grado, in merito ad eventi che hanno segnato una gravissima caduta dello stato di diritto, gettando discredito sulle nostre forze dell’ordine e sull’intero ordinamento democratico italiano. – e continua – Si impedirebbe a centinaia di persone vittime degli abusi di aspirare a un risarcimento morale attraverso la giustizia. Si impedirebbe a tutti i cittadini di recuperare fiducia nella legalità costituzionale, che a Genova fu sospesa e che il Parlamento si appresta ad accantonare”.

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