Italia

Caso Orlandi, perquisito il presunto appartamento-prigione

Emanuela OrlandiROMA. Gli agenti della Squadra Mobile e della Scientifica hanno fatto irruzione stamani nell’abitazione dove sarebbe stata nascosta Emanuela Orlandi.

L’appartamento, situato in via Pignatelli, all’angolo con Largo Ravizza, nel quartiere Gianicolense, a Roma, è stato segnalato da Sabrina Minardi, la testimone che negli ultimi giorni sta rivelando particolari inquietanti del sequestro della giovane cittadina vaticana, scomparsa il 22 giugno 1983 in circostanze finora oscure.

Sul posto sono giunti il procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Italo Ormanni, i sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto. Gli agenti della scientifica hanno proceduto ai rilievi nell’appartamento e nell’ampio sotterraneo, utilizzando anche delle sonde. Tutta l’area intorno alla palazzina è stata transennata. Gli uomini dell’Ert (Esperti ricerca tracce) hanno utilizzato anche un geo-radar in via Pignatelli, per verificare sotto il manto stradale vi siano delle cavità, ed effettuato verifiche in via Giovanni De Romanis, strada che fa angolo con via Pignatelli, utilizzando lo stesso macchinario nel giardino della scuola materna “Guglielmo Oberdan” che dista circa venti metri dalla palazzina dove, secondo la teste, sarebbe stata tenuta prigioniera Emanuela. Secondo alcune voci sarebbe giunto sul posto anche un uomo, un probabile testimone, del quale non sono note le generalità. Ma potrebbe trattarsi di Vittorio Sciattella, indicato, assieme alla moglie Daniela Mobili, come proprietario o locatario da Sabrina Minardi.

L’ex compagna del defunto boss della famigerata Banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto “Renatino”, ha inoltre riferito di aver visto un cadavere in una pozza di sangue in un altro appartamento utilizzato da De Pedis, in via Elio Vittorini, zona Eur, dove la stessa donna abitava. De Pedis le avrebbe detto di farsi gli affari sui. Ancora, la Minardi ha raccontato di aver portato avanti in quegli anni una gravidanza per volere di Renatino, conclusasi in una nota clinica romana, in passato al centro di una clamorosa inchiesta giudiziaria. La donna, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata tenuta rinchiusa da De Pedis nell’appartamento dell’Eur poiché il boss temeva che, se lasciata libera, potesse abortire. Del bambino la Minardi avrebbe perso le tracce dopo sei mesi dalla nascita, anche se lo stesso Renatino le assicurava che il figlio stava bene.

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