Cesa

Vassallo: dai rifiuti, al turismo fino alla collaborazione con i magistrati

CESA. Una famiglia numerosa quella dell’imprenditore Gaetano Vassallo che nella cittadina di Cesa vanta moltissime proprietà, in particolare concentrate in via De Tilla, nel pieno centro abitato.

Cinquantenne, sposato con Angela Sagliocco di Cesa, da cui ha avuto due figli maschi. Figlio di Pasquale, originario di Giugliano, e di Antonietta Di Domenico, di Cesa, entrambi deceduti, Gaetano Vassallo ha una sorella, Carmela, e otto fratelli: Raffaele (custode della scuola elementare di via Campostrino), Rolando (operatore ecologico), Cesario, Amedeo, Renato, uno degli edifici sequestrati in via De TillaSalvatore, Antonio, Domenico. Sei gli immobili, con diversi appartamenti, sequestrati alla famiglia dell’imprenditore del settore dei rifiuti e del turismo. Di questi, quattro sono situati in via De Tilla: la casa paterna (dove abita il fratello Salvatore), due completamente fittati (uno con una scuola materna e un’agenzia di assicurazioni Sai), un altro dove abitano i fratelli Rolando, Renato, Antonio, Domenico e dove abitava lo stesso Gaetano prima di decidere di collaborare con la giustizia e passare al programma di protezione. Altre due villette sono state sequestrate in via Leopardi, al Parco Guarino, dove abita il fratello Amedeo, e a Gricignano, in via Fogar, al confine con Carinaro, di proprietà del fratello Cesario. Vassallo nel 1992 aveva ricoperto la carica di assessore dell’amministrazione allora guidata dal sindaco Domenico Mangiacapra, poi sciolta tra il luglio e agosto di quello stesso anno per infiltrazioni camorristiche. Aveva poi investito nel settore dei rifiuti, con la Novambiente Srl, che gestiva una discarica nel napoletano, poi chiusa per le eccessive richieste di pizzo da parte addirittura di tre clan. Successivamente entrò nel settore alberghiero, con il “Vassallo Park Hotel” di Castelvolturno (che gestiva assieme al fratello Salvatore), ma anche in quella circostanza la camorra andò a battere cassa. Vassallo rivelò di subire continue estorsioni quando alcuni agenti della Dda entrarono nel suo hotel dopo aver visto uscire alcuni personaggi ritenuti affiliati al clan dei casalesi. In un primo momento, l’imprenditore disse che erano venuti per una prenotazione, poi confessò che cercavano il pizzo. Da quel momento decise di collaborare con i magistrati.

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