Caserta

Pd, scelti i delegati provinciali: scontro a Santa Maria Capua Vetere

Sandro De FranciscisCASERTA. Il processo di radicamento sul territorio casertano del Partito democratico, da ieri, si è quasi concluso, con la celebrazione delle assemblee comunali.

Il prossimo appuntamento sarà con l’assemblea provinciale che dovrà individuare il segretario provinciale e con quelle comunali chiamate ad eleggere i coordinatori cittadini. In ogni comune è stato costituito un circolo, unica eccezione è Caserta, che ne ha quattro.

I congressi non dovrebbero essere a rischio, perché è stata chiarita anche la vicenda delle segnalazioni, a Roma, di irregolarità nelle procedure propedeutiche alla composizione degli organismi dirigenti del coordinamento provinciale di Caserta, che hanno reso necessario l’intervento del responsabile nazionale dell’organizzazione del Pd, Andrea Orlando. “La nota – ha chiarito Orlando – che abbiamo inviato al coordinatore provinciale, Sandro De Franciscis, era interna ed inopportunamente è stata resa nota, è stato un atto dovuto, una prassi quando ci sono segnalazioni con procedure aperte, come i congressi. Sono stati forniti dal coordinatore e dagli organizzatori tutti i chiarimenti ed, almeno per il momento, non ci sono difficoltà; poi se emergeranno altre questioni saranno discusse nelle sedi appropriate. In quei comuni – ha concluso Orlando – dove non sono state depositate le liste, le assemblee sono state sospese”.

Dietro l’apparente caos vi sarebbe stato il tentativo, in gran parte riuscito, di trovare a tutti i costi l’unità. “A Caserta – ha affermato Gaetano Pascarella, ex sottosegretario – nelle ultime settimane, anche dietro lo sforzo e l’impegno in prima persona del coordinatore provinciale, si è giunti a una sintesi di voleri e aspirazioni, che, anche se faticosamente, ha messo insieme anime e energie che vogliono condividere il cammino di radicamento del partito. Le iniziative, anche scomposte, che registriamo in queste ore, infondate e per questo rigettate dai livelli romani, non portano a niente di buono. Al massimo portano in dote uno scranno in Parlamento, che è ben poca cosa, rispetto al tradimento delle attese che le migliaia di elettori hanno invece affidato alla classe dirigente e che non possono essere vanificate da sterili e inconcludenti denunce senza fondamento”.

Restano però ancora alcuni focolai, come quello di Santa Maria Capua Vetere, dove l’accordo non è stato trovato e la spaccatura Di Muro-Stellato è stata insanabile, così alla fine l’assemblea è stata sospesa dallo stesso Giuseppe Stellato, che la presiedeva, insieme al sindaco Giancarlo Giudicianni e a Felice Del Monaco ed ora la palla passa a Caserta. Il nodo sammaritano da sciogliere riguarda la platea dei delegati comunali e la questione dei nuovi iscritti. “Il dato politico – ha commentato Stellato – è che c’era un’assemblea non formata, e nonostante la formale comunicazione degli elenchi incompleti, si voleva a tutti costi passare alle votazioni. Si è, inoltre, indebitamente gridato al colpo di mano, senza voler guardare ai dati oggettivi. Se si fanno nuove adesioni e la platea è più ampia è opportuno, ovviamente, auspicare l’unità. Sono emerse inoltre una serie di contrapposizioni che vedono una parte del Pd contro la persona del sindaco Giudicianni: a questo punto è palese che non si tratta più di una questione politica”.

Un problema analogo si è verificato ad Aversa dove, a seggi aperti, si è sfiorata la sospensione, poi alla fine l’accordo c’è stato. Nella città normanna la bagarre ha riguardato la lista presentata dalla new entry Nicola Caputo, con il quale il presidente Antonello D’Amore ha trovato l’intesa, la lista è stata unica ma allargata.

Mentre Caputo è stato penalizzato proprio in “casa sua” a Teverola dove il sindaco e presidente Biagio Lusini non ha accettato la lista del consigliere regionale e neppure ha proceduto ad un allargamento della lista unitaria, come è avvenuto ad Aversa e Caserta. Ma Caputo ha già provveduto a presentare ricorso. “In quasi tutti i comuni – ha spiegato Caputo – c’è stato l’accordo, tranne a Teverola; mi sono già attivato ed ho presentato un ricorso nel quale ho chiesto l’annullamento del congresso. L’unico neo di queste assemblee è stato quello di averle fatte presiedere da sindaci o da parti politiche che hanno determinato una chiusura nella lettura del regolamento”.

da Il Mattino, 30.06.08 (di Lia Peluso)

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