Campania

Scampia: dove la felicità si costruisce con la fantasia

ScampiaNAPOLI. “Se la felicità non la vedi, cercala dentro di te”, questa frase emblematica può sostanzialmente definire alcune delle realtà che, pur essendo vicine a noi, cerchiamo di evitare.

Proprio ieri, domenica ora di pranzo, sono stato ospite di una famiglia che abita a Scampia, in uno di quei palazzoni che a corona cingono le ben note “Vele”. Sono tanti questi condomini, tutti alti almeno 15 piani, mi danno l’impressione di alveari o meglio di quelle costruzioni futuristiche, quelle in cui non è previsto spazio umano ma solo cubatura. Balconcini piccoli, panni stesi verso un sole coperto da altri palazzi, sembra quasi mancare l’aria tra un edificio e l’altro, ed anzi quasi non se ne percepisce l’inizio e la fine. Entro nella casa dei neo sposi, lei commessa al Vomero, lui apprendista pizzaiolo, camera da letto, cucina-soggiorno, bagno e una piccola stanzetta per un bimbo. Felici e dignitosi. Come loro tante altre persone che non per scelta vivono lì nella 167, nei quartieri dormitorio alla periferia di Napoli. Scampia= degrado, Scampia = droga, Scampia = malaffare, proporzioni assimilabili alla pubblicità veritiera, ma anche tendenziosa posta in essere dai due fenomeni mediatici del momento: il libro di Saviano Gomorra e l’omonimo film di Matteo Garrone. Qui tutti parlano di questo della “cattiva nominata”, come se già non ci fosse, che “teniamo noi qua a Scampia”. Tutti cammoristi e spaccatori, ma qui, dice con orgoglio Ciro, “ci stanno pure le persone per bene e ne sono tante”. Il vero problema è che qui tutti promettono, soprattutto in campagna elettorale e poi nessuno fa niente. Eppure ci vorrebbe poco, campi attrezzati, verde curato, e qualche prospettiva per il futuro. Perché in questo momento penso a me, che la mattina, alzandomi, guardo il giardino curato del mio parco, e sapete: la felicità la “vedo”. A Scampia, invece, la felicità devo “cercarla dentro di me”, nel profondo, magari leggendo la frase scritta a caratteri cubitali su di un muro, cercando di non guardare quello che mi circonda, di non guardare negli occhi della gente la rassegnazione. Chi si affaccia dai balconcini di Scampia ecco quello che vede: un futuro ed una felicità che si può costruire solo con la fantasia.

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