Aversa

Vedova (Rc): “Amministrazione inefficiente e sinistra da rilanciare”

Gabriele Vedova AVERSA. “Un’amministrazione di centrodestra distante dalle esigenze dei cittadini a fronte di un centrosinistra da ricostruire”.

Nel corso di una lunga intervista il segretario cittadino di Rifondazione comunista Gabriele Vedova intraprende con coraggio una disamina senza sconti non solo sui limiti del Ciaramella bis ma anche e soprattutto sulle manchevolezze nel “pianeta sinistra”.

Dottor Vedova, l’amministrazione comunale, guidata da Domenico Ciaramella, nonostante un consenso o forse sarebbe meglio dire un riscontro elettorale notevole, oltre il 60% dei votanti, sembra particolarmente ingessata nelle sue dinamiche: lavori pubblici interrotti sine die, poche ed estemporanee iniziative per il rilancio economico e culturale della città ed un sospetto attendismo a fronte del problema dei problemi,vale a dire l’emergenza rifiuti. Quali le ragioni di tutto questo secondo le valutazioni dell’opposizione da lei rappresentata?

Lo abbiamo detto chiaramente nel manifesto recentemente affisso per le strade della città. Questa maggioranza sembra più un’associazione temporanea d’interessi che una vera coalizione. Nulla, nel bilancio appena varato, si trova in tema di programmazione generale, oltre ai segnali, neanche troppo impliciti, di un ulteriore aumento della tassa sui rifiuti, a fronte di un paradossale e complice ritardo nell’avvio della raccolta differenziata e di una necessaria revisione del contratto tra Comune e Geo Eco, tante volte richiesta ma mai realmente avviata. Insomma l’agonia del “buon padre di famiglia Ciaramella”, sin dall’inizio stretto tra la pressione di importanti “nemici interni” e le esigenze di visibilità dei suoi occasionali “compagni di viaggio in coalizione”, continua. È, se vogliamo, la seconda triste puntata del teatrino cui ci aveva abituato nella sua prima esperienza. Anche la prima giunta Ciaramella, quella, per intenderci, famosa per il cambio di circa trenta assessori, è sempre stata, nonostante le maggioranze bulgare che la sostenevano, ingessata, immobilizzata, nel maldestro tentativo di tenere insieme tanti atomi interessati solo al proprio personale tornaconto. Per non parlare poi delle tante miserie umane che ci sono state, e sempre ci saranno, in termini di cambi di casacca, di salite frettolose sul carro del vincitore, dopo altrettante frettolose quanto paradossali investiture….

La sinistra dal suo canto, non essendo riuscita a raccogliere consensi tali da poter esprimere un’opposizione più corposa, in consiglio comunale è costretta ad affidarsi agli interventi del solo Rosato. Ad un anno dalle ultime amministrative, quali ritiene siano stati gli errori compiuti dal suo partito e dal centrosinistra nel corso della passata campagna elettorale? Inoltre, crede che alcuni dei limiti che hanno comportato l’esclusione dal Parlamento italiano dei partiti di sinistra siano specularmente riscontrabili anche a livello locale?

Fatte le necessarie distinzioni, dovute ad ambiti, quello nazionale e quello locale, influenzati da logiche e metodi abbastanza differenti, mi sembra che sia comunque riscontrabile un minimo comun denominatore fra le due esperienze. Partendo dall’esperienza amministrativa: c’è un centro destra che fotografa in maniera direi quasi perfetta la società in cui viviamo. La gente , disillusa dal sistema politica,si aspetta una classe politica buona al massimo a rappresentare la piccola, personale, necessità quotidiana. Questo è l’unico fine della partecipazione. Nessun sogno di cambiamento. Voto colui che è più prossimo a me e che, presumibilmente potrà meglio rappresentare il mio interesse più personale o familiare. Poi c’è ,c’era, il centro sinistra: giornate, nottate, mesi interi a costruire un progetto, recuperando il terreno perso a causa di gestioni personalistiche, naufragate sotto il peso della finitezza stessa del personalismo, che aveva addormentato felici esperienze di attivismo e partecipazione neanche troppo remote. Da registrare anche il fallimento di esperienze pur innovative per la scelta del candidato sindaco, come le primarie, naufragate anch’esse a causa di irrigidimenti dissennati, non lungimiranti, di parte del centrosinistra che scelse deliberatamente ed unilateralmente di interrompere il rapporto con noi di Rifondazione, in nome di una autoproclamata quanto solitaria investitura, nonostante i ripetuti appelli ad un ripensamento, una riflessione, rispetto a movimenti strani che all’interno del centro sinistra facevano capolino.. Dal dictat di improbabili capetti provinciali dell’area centrista del Pd, si comprese che tutto era deciso: nessuna autonomia né progetto locale. Dovevano salutare con una ulteriore solitaria investitura il passaggio del vicesindaco di Ciaramella al centro sinistra. Oggi ,la scelta dell’unità a sinistra e della candidatura di Mimmo Rosato, che tanti entusiasmi ha acceso sin dalla sua proposizione pubblica. Una scelta sorta dalla necessità di preservare una rappresentanza genuinamente di sinistra in consiglio comunale, che fosse il seme di un progetto, di una volontà di volare alto. Guardando l’ultima tragica esperienza nazionale credo che quella aversana sia stata solo una anticipazione di ciò che è avvenuto, con qualche differenza. Qualcuno, molto più autorevole di me, ha recentemente affermato: “bisogna insieme correre e progettare la sinistra o si rischia che scompaia del tutto”. A livello nazionale gli appelli che in tempi non sospetti arrivavano dalla nostra base affinché fossimo uniti, sono rimasti per troppo tempo inascoltati.. All’unità si è arrivati senza convinzione, senza aver lavorato ad un progetto capace di restituire dignità all’idea stessa di sinistra. Tutto si è risolto in un frettoloso cartello elettorale, finalizzato a preservare pezzi di classi dirigenti pronte un attimo dopo le elezioni a distinguersi di nuovo nei soliti tanti pezzettini autoreferenziali, nascosti dietro la rassicurante ancora di salvataggio definita “identità”. Gli italiani non hanno visto nulla di nuovo, non ci hanno considerato utili. Credevamo di essere immortali e siamo stati sonoramente battuti.

Le ultime iniziative di Rifondazione Comunista si ascrivono ad un coordinamento con il Partito dei Socialisti italiani e quello dei Comunisti italiani. Trattasi di un sistema di concertazione teso a dare maggiore slancio alle proposte dell’opposizione e se sì può essere considerato, per voi ed i sostenitori del partito di Diliberto, come l’anteprima cittadina di una fusione che una parte dell’elettorato di sinistra si aspetta avvenga a livello nazionale?

Guardando le risposte che parte delle classi dirigenti della sinistra sta dando a livello nazionale rispetto al disastro delle elezioni, sarei portato a dire che il distacco fra ciò che il nostro elettorato si aspetta e noi, aumenta a dismisura. Ciò che posso fare, in ogni caso, è esprimere la mia idea sullo stato del partito cui appartengo. Come saprà anche Rifondazione comunista è ormai prossima al congresso. Un congresso in cui si discuterà, spero con maggior rispetto verso noi stessi, delle cause di tale epocale sconfitta ma soprattutto delle possibilità esistenti per rialzarci, per ricostruire quella sinistra di cui, a mio parere, nonostante gli errori di cui abbiamo sommariamente discusso, c’è ancora un gran bisogno. È necessario non attardarci oltremodo in discussioni di nicchia con analisi ed impostazioni politico/teoriche minoritarie. La prospettiva che in questo momento incarna la mozione che tra i primi firmatari vede il governatore della Regione Puglia Vendola mi è sembrata sin dall’inizio la più convincente e vi ho aderito con entusiasmo. Credo, in ogni caso, come accennato in precedenza, sia essenziale lavorare con passione ad un progetto nuovo, all’altezza della sfida che ci è dinanzi. Un progetto che sia una vera e propria costituente per la sinistra, quella che non si sente più rappresentata dalle nostre discussioni fumose ed inefficaci, dal nostro linguaggio difficile ed autoreferenziale, Una sinistra, insomma, che provi a far rivivere, a ridare dignità e fascino a quel “noi” di cui si è persa traccia, in ogni campo, e che rappresenta il punto più pesante della nostra sconfitta e della vittoria nella società della destra di Berlusconi. In questo senso, proprio perché penso che la via d’uscita sia faticosa, delicata, credo che intendere il tentativo operato ad Aversa di coordinare i pochi reduci dell’opposizione in consiglio come il preludio a chissà quale nuova fusione, sia riduttivo oltre che sbagliato. Vogliamo rilanciare l’opposizione cittadina, unendo le forze e provando a render parte di un unico progetto, di un’unica condivisa azione, le tante disarticolate iniziative che pure alcuni esponenti dell’opposizione stanno portando avanti da tempo con impegno ed entusiasmo. Abbiamo intelligenze e potenzialità, anche fuori dai partiti che per ora compongono il coordinamento, per fare proposte credibili, per ricominciare a ristabilire quel rapporto, quella sintonia con i bisogni dei cittadini. Continuiamo insomma, con entusiasmo e slancio, nonostante la disparità delle forze in campo, a lavorare, uniti ad un progetto alternativo di città.

Il Partito Democratico sta lentamente avviandosi ad una fase congressuale che dovrebbe stabilire organigramma, compiti e funzioni. Cosa si aspetta da quello che, anche ad Aversa, dovrebbe essere il partito d’opposizione con maggior seguito? Ed infine quali considera debbano essere i primi passi per riportare il centrosinistra alla guida dell’amministrazione cittadina?

Aspetto con fiducia che il lungo percorso congressuale del pd giunga a compimento. Possiamo e dobbiamo ripartire insieme.

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