Italia

Schede elettorali, Berlusconi punta il dito contro Amato

Silvio BerlusconiROMA. “Le schede elettorali sono confuse e da rifare, altrimenti è a rischio la regolarità del voto”. Con queste parole Silvio Berlusconi apre la “guerra della scheda”.

Il candidato premier del Pdl in giornata si è appellato al Capo dello Stato affinché “intervenga a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento delle elezioni”. Secondo il Cavaliere, infatti, le schede, così come predisposte dal ministero dell’Interno “non offrono alcuna garanzia che sia rispettata la volontà degli elettori e inducono più facilmente all’errore che all’espressione di un voto regolare. In particolare – aggiunge – le forze politiche che si presentano alleate, le più rappresentative degli elettori, rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli confusa e che confonde, l’esatto opposto di come dovrebbe essere una scheda elettorale. Con la conseguenza di esporre le prossime elezioni al rischio di innumerevoli contestazioni nelle oltre sessantamila sezioni elettorali”. Ed accusa il governo uscente di non aver dato ascolto alle sue sollecitazioni. Per questo il Cavaliere confida “nella sensibilità democratica del Presidente della Repubblica per porre immediato rimedio a questa grave situazione”.

A stretto giro è arrivata la replica del presidente Giorgio Napolitano, il quale ha demandato al ministro Giuliano Amato il compito fornire alle forze politiche e ai cittadini “tutti i chiarimenti opportuni”. Ma, quasi contemporaneamente, è arrivata anche la risposta del ministro Amato, per il quale le schede sono “in conformità della disciplina legislativa vigente”. Il titolare del Viminale ha puntualizzato che “il decreto dell’8 marzo 2006 ha la firma di Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell’Interno”. “Trovo a dir poco sorprendente – ha aggiunto Amato – che possa essere stato chiamato in causa il Capo dello Stato, che ha altre responsabilità e competenze, e che si sia potuto adombrare che il ministero dell’interno abbia predisposto le schede in conformità alla propria fantasia culinaria. Non mi aspetto che tutti conoscano le leggi italiane, mi aspetto che le conoscano almeno quelli che le hanno fatte”.

E sul continuo parlare di brogli da parte di Berlusconi, ha tuonato: “Non sono a capo di una banda di furfanti. E non ho bisogno di essere messo sotto tutela. E l’Italia non ha bisogno di essere dipinto come un paese di brogli quotidiani”. Sul punto Amato ha ribadito l’impegno del Viminale sulla regolarità del voto all’estero, da dove arrivano segnalazioni di brogli.

Subito dopo è giunta la controreplica di Berlusconi: “Se è cambiata la situazione degli accorpamenti dei simboli, si può intervenire con un ulteriore successivo decreto che privilegi la comprensibilità della scheda, e la certezza del voto che oggi mi pare non ci sia”.

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