Italia

25 aprile, Berlusconi: “Lavorare per la pacificazione”

Silvio BerlusconiROMA. “63 anni fa si videro le piazze festanti attorno alle truppe alleate e ai combattenti per la libertà. Purtroppo seguì la guerra civile, l’occupazione dei tedeschi, che creò un segno di sangue nella memoria italiana. Generò un odio tra vincitori e vinti che segnò la coscienza del Paese”.

Lo afferma il premier in pectore Silvio Berlusconi nel giorno della Festa della Liberazione. Ma per il leader del Pdl, ormai, “tutto questo è storia e adesso è tempo di dare al 25 aprile un senso italiano popolare e nazionale, un senso di libertà e di pace. Il giorno della Liberazione è un alto simbolo di libertà, e così deve essere vissuto da tutto il popolo italiano”. “Credo fermamente che oggi – continua il Cavaliere – ci siano le condizioni storiche e politiche perché questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualità verso la definitiva pacificazione nazionale. Quando, quasi dieci anni fa, autorevoli esponenti della sinistra invitavano a capire anche le ragioni dei ‘ragazzi di Salò’, e quando più recentemente hanno invitato a saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati e con chi, più sfortunato, finì infoibato hanno indicato la strada giusta. Togliere quei veli, capire quelle ragioni non può in qualche modo ledere l’orgoglio di chi combatté per la libertà contro la tirannia”. Secondo Berlusconi, “non c’è revisione storica che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle generazioni successive e per il ritorno dell’Italia nel consesso delle democrazie. Ma non c’è gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni. L’anniversario della Liberazione è dunque principalmente l’occasione per riflettere sul passato, sul presente e sull’avvenire del Paese. Se oggi riusciremo a farlo insieme, – conclude – avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata”.

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