Aversa

Diossina, Marfella: “Occorrono controlli sull”uomo”

Antonio MarfellaAVERSA. Secondo i dati ufficiali della procura sammaritana più di duemilacinquecento siti della Campania sono stati trasformati in discarica.

Discariche in cui, come dimostrato dalla magistratura, si sversa di tutto: dai rifiuti solidi urbani ai rifiuti speciali, provenienti da industrie e ospedali, ad ogni tipo di sostanze tossiche, arrivate anche da fuori regione. In questo quadro di inquinamento ambientale ha senso parlare di allarme diossina nell’uomo? E se ha senso, quali sono i limiti di diossina che l’organismo più sopportare? E dopo averli superati che cosa succede? E per non superarli come e dove si può controllare il contenuto di diossina nel sangue? Quanto costa farlo e a chi tocca pagare? Al cittadino o allo Stato che, stando all’articolo 32 della Costituzione, dovrebbe “tutelare la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e garantire cure gratuite agli indigenti”? Infine, in caso di livelli alti come si può ridurli? Se, ad esempio, per ridurre la glicemia ci sono gli antidiabetici orali e l’insulina per la diossina che cosa c’è?

Abbiamo posto le domande al tossicologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli Antonio Marfella (che abbiamo intervistato di recente presso l”Istituto “Pascale” di Napoli, vedi speciale sul Portale di Pupia)uno dei pochi italiani che sa quanta diossina ha nel sangue per averne effettuato – a proprie spese – il controllo presso un laboratorio specializzato del Canada nell’ambito di una sua personale ricerca, noto al pubblico televisivo per aver partecipato alle inchieste sull’emergenza rifiuti realizzate da Porta a Porta e da Report. Ecco le risposte. “Purtroppo – esordisce – ha senso parlare di allarme diossina nell’uomo e c’è necessità di effettuare controlli sull’uomo. Controlli che, sotto la spinta mediatica di questo particolare momento, in Campania si stanno effettuando ma solo su particolari alimenti, come latte e mozzarella”.

“Circa i danni causati nell’uomo, trattandosi di un avvelenamento cronico – continua – va detto che sono proporzionati alla quantità di sostanze assorbite. E dico sostanze, perché quando parliamo di diossina ci riferiamo – precisa – ad oltre 270 sostanze diverse, appartenenti alla medesima classe, alcune delle quali direttamente cancerogene, altre capaci di indurre malattie gravi che interessano innanzitutto il sistema endocrino e immunitario, fino a causare il cancro. Da qui la necessità di non superare i livelli di soglia che per un uomo di 70 chilogrammi sono di 24-25 picogrammi (1 picogrammo è 1 miliardesimo di milligrammo). A 100 si è a rischio tumore”.

“Tra le malattie causate dall’accumulo di diossine c’è – ricorda Marfella – l’infertilità sia femminile che maschile, presente in Campania in maniera molto più alta che altrove”. “Come e dove controllare i livelli di diossina nel sangue? Ad oggi in Italia, purtroppo, si può farlo solo ad un costo altissimo, oscillante tra i 1000 e i 1500 euro, e in pochissimi laboratori, nessuno dei quali presente in Campania malgrado conti 830 laboratori di analisi cliniche, il numero più alto di ogni altra regione”.

“Di conseguenza anche i controlli della diossina nell’uomo, partiti in regione sotto impulso del nostro istituto, vengono effettuati in due laboratori extraregionali. Con risultati che lasciano perplessi gli stessi esperti dell’Istituto Superiore di Sanità perché si stanno eseguendo con il sistema del pull che permette l’individuazione dei livelli di sostanze tossiche, ma non del soggetto infetto. Una tecnica che con solo 78 analisi pretende di valutare il livello di inquinamento di 6 milioni di cittadini”.

“Personalmente – commenta il tossicologo – la considero un buon inizio rispetto al nulla preesistente ma occorre che la Campania si attrezzi a fare da se questo tipo i controlli, così come avviene in Lombardia dove con solo 300 laboratori di analisi ne esistono ben tre accreditati per i controlli sulla diossina”. “Perché – sottolinea Marfella – per “curare” eventuali livelli alti presenti nell’uomo non ci sono medicine. Si può solo tenerli stabili, riducendo il consumo di cibi contenenti diossina, come latte, mozzarella, carne e pesce -perché depositandosi nei grassi c’è diossina anche nei pesci- ed effettuando controlli continui, regolari e costanti sugli alimenti, sull’ambiente e sull’uomo”.

“Solo così – conclude – potremo continuare a mangiare tranquillamente mozzarella e salmone. Tutelando anche l’ economia regionale”.

Intervista al dottor Antonio Marfella

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