Trentola Ducenta

L’avvocato Castiello replica a Pellegrino

Trentola DucentaTRENTOLA DUCENTA. Riceviamo e pubblichiamo una lettera di replica dell’avvocato Tommaso Castiello all’articolo del collega Giuseppe Pellegrino pubblicato su Pupia lo scorso 15 febbraio.

“… In balia di “professionisti” delle menzogne… o di professionisti della politica?…”. Se la presente costituisse un riscontro di natura professionale sarei tenuto, preliminarmente, a precisare la mia qualità e/o la parte in nome e per conto della quale eventualmente agirei. Viceversa, essendo stato chiamato in causa in prima persona, sono tenuto, per non dire costretto, ad una replica stringata se non altro in ossequio ai principi di correttezza e di lealtà che devono sempre e comunque contraddistinguere i rapporti con i lettori.

Tralascio, per mia formazione e/o per mio modo di essere, tutto quanto da Te asserito nella prima parte dell’articolo pubblicato sul sito Pupia in data 15/02/2008. Non posso non evidenziarti però che di detta parte non ne comprendo il senso, pur avendo esperito qualsiasi sforzo nella direzione di coglierne gli aspetti essenziali: una vacua esposizione diretta solo a provocare lo stupore del lettore. Un’accozzaglia di citazioni (tra l’altro errate) scandita da un palese misconoscimento dei fondamenti della interpulzione: quanta fatica sprecata! Quanti sforzi inutili per trasmettere l’impressione di dire qualcosa pur non dicendo nulla! E poi,attento alle citazioni virgolettate; se proprio devi richiamarle, perlomeno attieniti alla fedeltà del testo!

Ma comunque, adoperando una espressione tanto cara al leader del Tuo ex partito, non comprendo “a che c’azzecchino” le Tue travisate e stilisticamente aberranti effusioni scrittorie. Ma ritornando al nocciolo del problema, Ti esprimi con ingiustificato livore alla stregua di chi ha bramosia di esternare al mondo intero il proprio grido di dolore, la rabbia e il desiderio di scuotersi dal fango rivoltatogli (o in cui si è ficcato), dimentico certamente del ruolo attivo ricoperto, consequenziale ad un’autonoma scelta avulsa da qualsivoglia costrizione.

Caro Peppe, hai in pratica dato riprovevole risalto — autostrumentalizzandola — una riunione tra amici per evidenziare il Tuo dramma. Perché? Chi te l’ha chiesto? Ti sei avocato il compito certamente non consono al ruolo tecnico – politico che ricopri di apostrofare gratuitamente e frettolosamente un’iniziativa che, come più volte rappresentatoTi, e che Ti confermo con la presente, potrebbe addirittura vederci cointeressati. Perché l’hai fatto. Cosa o chi Ti ha indotto a fare tutto ciò? Qual è il titolo che ti legittima ad assumere una iniziativa del genere? Il tuo ruolo istituzionale non di certo puòconsentirTi delle sortite analoghe a quella che qui si riscontra. Equivarrebbero ad un invito da parte dell’Ente che Ti ha incaricato a non associarsi o a bandire l’associazionismo, anche in fieri. Affatto è stato messo in discussione e/o contestato il tuo ruolo e/o quello dell’amministrazione in carica da giustificare siffatta bislacca iniziativa. Mi sforzo di comprendere le ragioni, la causa, i motivi. L’unica plausibile giustificazione può rinvenirsi in un eccesso di enfasi denigratoria che ha finito con il travolgerTi. Francamente non me l’aspettavo, in specie da Te, con cui ho sempre avuto un ottimo dialogo; sicché mi sforzo di interpretare il tutto come un’ auspicata momentanea caduta di stile.

Quanto alla costituita associazione non hai necessità di replica, sai tutto della stessa, Ti ho informato del mio utopico pensiero in tempi non sospetti e su di esso abbiamo anche trovato perfetta comunanza d’intenti. Ti rammento nuovamente, senza tema di smentite, che trattasi di una verifica esplorativa volta a comprendere se sussistono i presupposti per agevolare un’aggregazione spontanea di soggetti dediti al fare, in tutti i campi. Alla riunione “incriminata” vi hanno partecipato giovani, meno giovani, impiegati, artigiani ed un nugolo laureati, per nulla ottimati, che possono (all’attualità in linea di mera ipotesi) nutrire l’ambizione di avvicinarsi al sociale con umiltà e dedizione, poco importando il titolo di studio, che sappiano oppure meno scrivere correttamente in italiano, a dispetto dei tanti, anche addetti ai lavori, che dopo decenni ancora brancolano in cerca di una identità forse mai avuta. Tutti, condividendone i fini, vi potranno aderire. Ognuno potrà partecipare ed intervenire. Il crasso “cenacolo”, per usare l’ennesima risibile espressione da Te adoperata sarà aperto anche per Te, pur creandoci sicuramente l’imbarazzo dell’intestazione dell’invito a trasmettersi al Collega in proprio o nella Sua nota qualità di componente del nucleo di valutazione?

Questi i fatti ed alcuno dei partecipanti, neppure lontanamente, può essere accostato ai professionisti della menzogna, né tantomeno alcuno potrà celarsi dietro una serie di incontri funzionali ad un eventuale impegno sociale candidamente svelato, come del pari non v’è alcun intento, anch’esso meramente gratuito, di sorreggere questo o quel fantomatico candidato alla prossima competizione elettorale. Ambizione lecita, legittima o ad appannaggio di pochi professionisti della politica?

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