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Cina, esplode la rivolta dei monaci tibetani

Monaci tibetani inneggiano allTIBET. Lo scorso settembre l’attenzione di tutti i mass media era focalizzata sulla protesta dei monaci buddisti in Birmania, oggi è la volta dei “colleghi” del Tibet che stanno scuotendo le province cinesi ma subendo anche una dura risposta del governo.

I monaci, nel 49esimo anniversario di una rivolta contro il regime comunista nella regione montagnosa, ma, soprattutto, approfittando delle prossime Olimpiadi di Pechino, che sin da ora vede puntata sulla Cina l’attenzione di tutto il mondo, chiedono la liberazione di una decina di confratelli del monastero di Sera imprigionati questo mese per aver fatto sventolare la bandiera del Tibet, scandito slogan a favore dell’indipendenza, inneggiato alla consegna della medaglia d’oro del Congresso americano al Dalai Lama e chiesto il ritorno in Tibet del loro leader spirituale, esule nella città di Dharamsala, in India. E’ la manifestazione più importante dal 1989, quando fu emanata la legge marziale nella capitale del Tibet, Lhasa, dove lunedì scorso cinquecento monaci hanno sfilato in corteo contro le autorità, che l’hanno definita un’azione illegale e destabilizzante dal punto di vista sociale. In risposta, un migliaio di agenti ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti e, secondo alcune fonti locali, hanno tratto in arresto almeno settanta monaci. Cortei si sono registrati anche a Drepung, la più grande delle istituzioni religiose a pochi chilometri dalla capitale, e in altre province, come nell’Amdo, dove i monaci avrebbero gridato “lunga vita al Dalai Lama”, originario di quelle montagne. Intanto, la polizia ha circondato i più grandi centri religiosi del Tibet, per il timore che la ribellione possa estendersi a tutto l’altipiano occupato sessant’anni fa dalle truppe dell’esercito popolare e che i monaci possano attraversare il confine del Tibet cinese alla vigilia dei giochi olimpici in programma ad agosto.

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