Campania

Lusciano, estorsioni: carabinieri arrestano cinque affiliati dei casalesi

CarabinieriLUSCIANO (Caserta). Cinque persone, tutte appartenenti al clan camorristico dei “Casalesi”, ramo Bidognetti, sono state arrestate dai carabinieri del comando territoriale di Aversa, agli ordini del maggiore Francesco Marra, a seguito di decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia napoletana per estorsione.

Gli arrestati sono equamente divisi tra vecchie conoscenze e nuove leve del clan che nel luglio dello scorso anno, in questa zona dell’agro aversano, era stato duramente colpito con l’arresto di Lorenzo Ventre e di Luigi Panfilla. Proprio quest’ultimo, uscito dal carcere per una serie di errori procedurali, ha consentito ai “casalesi” di ricostruire intorno a lui, a Lusciano, una nuova cellula bidognettiana, con l’aiuto di emissari da Casal di Principe. Con il cinquantunenne Panfilla, noto come “Zì Luigi palla moscia”, sono stati arrestati: Salvatore De Santis, alias “Tore ‘o buttafuori”, 31 anni, di Lusciano, Rosario Scarano, 36 anni, di Aversa, e Secondino Costanzo, detto “quagliucciello”, tutti pregiudicati, ritenuti nuove leve della malavita organizzata; Antonio Di Tella, 33 anni, fratello di Ottavio, a sua volta cognato di Emilio Caterino, ritenuto uno dei boss reggenti in nome del clan Bidognetti, l’organizzazione criminale in zona. Ricercato un sesto personaggio di spicco: Metello Di Bona, implicato anche nell’operazione di lunedì scorso.

Sabato scorso si è presentato con gli occhi lucidi alla caserma dei carabinieri di Aversa. Al piantone ha detto che doveva fare una denunzia importante. Gli è stato risposto che non c’era nessuno disponibile, che sarebbe dovuto passare nel pomeriggio. Ma lui ha imprecato, ha protestato e, alla fine, è stato ascoltato dal tenente Fabio Gargiulo, responsabile del nucleo radiomobile. All’ufficiale, A.F., 30 anni, di Lusciano, dove è titolare di un bar, ha raccontato quanto gli stava capitando. Quasi un estratto della fiction “il coraggio di Anna”, andato in onda proprio lunedì e martedì scorso su Rai1. Al tenente ha raccontato che la sua vita era cambiata dal 3 marzo scorso, quando al bar si erano presentatiSecondino Costanzo e Salvatore De Santis. I due, noti come “cani sciolti”, quasi scherzando, avevano chiesto il pagamento di cinquemila euro se voleva rimanere tranquillo. L’imprenditore ha inteso la richiesta come uno scherzo. Ha riso. Provocando l’ira di uno dei due che gli ha mollato uno schiaffo. Lo hanno, poi, lasciato attonito, allontanandosi in moto. Qualche giorno dopo si sono presentati al bar Panfilla e Di Tella che hanno promesso di “calmare” i due che avevano chiesto il pizzo in cambio di 7.500 euro ogni quattro mesi, nelle scadenze canoniche di Natale, Pasqua e Ferragosto. Un espediente classico quello di mandare avanti dei giovani pregiudicati per poi consentire al “camorrista vero” di offrire protezione. Al malcapitato imprenditore i due esattori del racket spiegavano anche che “i soldi ce li hai perché hai un bar, la casa e dei capannoni fittati”. Insomma, meglio della Guardia di Finanza.

Per l’imprenditore sono momenti terribili. Pagare o denunziare? E i soldi? Non li aveva per una crisi di liquidità momentanea. Mentre pensa, uno degli emissari si presenta al bar il 13 marzo e al barman dice di riferire al suo titolare che “Giggino (Panfilla, nd.r.) lo aspetta a casa perché vuole parlargli”. La giovane vittima si reca in piazza della Concordia, nelle case popolari, ad Aversa, dove abita Panfilla e, dal balcone, una donna gli dice che il boss non c’è, ma può rivolgersi ad un giovanotto che staziona sotto l’abitazione. Si tratta di Rosario Scarano (già arrestato nel 2005 dagli agenti del commissariato di Aversa nel corso dell’operazione “Tamagogi” che portò allo smantellamento del clan di “Paoletto” Di Grazia di Carinaro, successivamente divenuto collaboratore di giustizia). Scarano gli dice che riferirà a Panfilla. Ma, mentre sta tornando, l’imprenditore incrocia Panfilla in auto, che gli ribadisce la richiesta. L’imprenditore, disperato, ritorna da Panfilla il giorno dopo e lo incontra in compagnia di Di Tella e Di Bona. Lunga opera di mediazione fino a scendere a tre rate da 2.500 euro da pagare entro il 20 marzo, ossia oggi, “altrimenti ti scarrupiamo o’ bar o ti faccim chiudere”.

Il sabato la giovane vittima prende il coraggio a due mani e va dai carabinieri. In un primo tempo tenta di non coinvolgere i “pesci piccoli”. Poi racconta tutto e parte un servizio di vigilanza. Proprio sabato entrano nel bar Panfilla e De Santis che chiedono di anticipare la consegna del pizzo alle 10 del 19 marzo. Il tempo stringe e costringe i carabinieri agli straordinari per scrivere il rapporto che porta all’emissione dei sei provvedimenti cautelari che sono stati eseguiti la notte scorsa tra Aversa, Lusciano e Casal di Principe.

Inutile dire che l’imprenditore è sottoposto a programma di protezione temporaneo da parte dei carabinieri aversani, che hanno chiesto al Prefetto di Caserta di autorizzare un programma di protezione istituzionale.

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